“We got the power”, Loreen non sbaglia un colpo

Dopo il successo all’Eurovision Song Contest 2012, che le ha fruttato notevole popolarità, oltre tre milioni di copie vendute del singolo “Euphoria” e  ventidue dischi di platino in giro per il Continente, Loreen torna di nuovo all’attenzione dell’airplay radiofonico, proponendo altre tracce del suo album “Heal“. Un prodotto di qualità penalizzato dal fatto di essere uscito oltre due mesi dopo la sua partecipazione eurovisiva.

“We got the power” ha un sound diverso rispetto al motivo con atmosfere trance che ha trionfato nella maggiore competizione canora d’Europa e porta la firma della statunitense Ester Dean, giovane cantautrice statunitense coautrice di alcuni dei maggiori successi degli artisti pop americani di ultima generazion (per citare i più celebri “Fireworks” di Katy Perry, “S&M”  e “Rude boy” di Rihanna). Il singolo accompagna la nuova edizione di “Heal“, uscita nel 2013, il repackaging uscito in tutta Europa.

“We write the story”, l’inno eurovisivo unisce due generazioni

Fra le tante cose nuove che si sono viste nell’edizione 2013 dell’Eurovision Song Contest c’è stata anche la passerella che ha visto protagonisti i 26 cantanti della serata finale, che prima delle esibizioni hanno sfilato con una parte della delegazione e con una bandiera in mano.  La musica che li accompagnava era “We write the story”, primo inno ufficiale della storia eurovisiva.

Una canzone quasi regale, che unisce due generazioni, visto che è stata composta da Bjorn Ulvaeus e Benny Andersson, ovvero i due componenti maschili dei mitici Abba, lanciati proprio dall’Eurovision, vinto nel 1974 con “Waterloo” e da Avicii, un dj fra i più in voga attualmente sul territorio continentale. Non solo una passerella davanti a oltre 100 milioni di persone, ma il brano sta anche entrando in classifica dovunque. Meno che da noi, ovviamente.

“I’m in love”, l’Italia scopre lo svedese Ola

Succede di rado che un artista del mainstream svedese sbuchi nelle charts italiane senza motivo, senza che ci sia stata anche una promozione di livello.  Così chi segue un pò la musica internazionale a tutto tondo si è un pò sorpreso nel trovare nella topo 10 italiana dei download, al numero 7 nientemeno che “I’m love” di Ola Svensson. Per un paese, come il nostro, refrattario a produzioni del nord che non siano pesantissime (come furono ai tempi Europe, A-Ha, Ace of Base o Aqua, per citarne alcune), è sicuramente un risultato inedito.

Soprattutto perchè se in Svezia Ola Svensson è comunque un personaggio di spessore (anche se forse non un big in senso assoluto) e in Europa è conosciuto anche per alcuni sui passaggi al Melodifestivalen, il concorso di selezione svedese per l’Eurovision, in Italia è totalmente ignoto.  Il brano che esce solo in singolo, ha l’obiettivo di lanciarlo in tutto il Continente, dopo 4 album  e 12 singoli di buon successo in patria, conditi da 4 dischi di platino e 4 d’oro. Ora con questo elettropop tenta il colpo anche in Italia.

“When you really loved someone”, il ritorno di Agnetha Faltskhog (Abba)

Ha 62 anni ma non li dimostra. Agnetha Faltskhog è come il vino, più invecchia, più funziona. Lei era una dei quattro Abba, il gruppo vocale svedese padrone assoluto del mainstream mondiale degli anni 70 ed inizi anni 80, vincitore dell’Eurovision 1974 e  titolare in Svezia di un fatturato superiore a quello della Volvo. Da qualche tempo è tornata a fare musica da solista ma questo attuale è il suo rientro nel mainstream continentale doipo nove anni di silenzio

“When you loved someone” anticipa “A“, l’album che uscirà a giugno e che comprende anche un brano scritto di suo pugno. Per questo album ed anche per il singolo, la Faltskhog ha lavorato con il celebre produttore Jorgen Elofsson, (nomination ai Grammy) che ha seguito artisti come: Britney Spears, Kelly Clarkson, Celine Dion e Westlife, e con il produttore e arrangiatore Peter Nordahl: “”Non scrivevo più da molto tempo” dice lei. “Ma mi sono seduto al pianoforte e all’improvviso la canzone ha preso forma”.

C’è da dire che anche, ma non solo, grazie ai fan degli Abba, sin qui la sua carriera da solista è andata alla grande, oltre 3 milioni e mezzo di copie vendute nel mondo con quattro album e 10 dischi di platino. Nove anni di silenzio sono tanti, anche se il pezzo è buono e sembra funzionare. Adesso la parola passa al riscontro delle radiosvedesi ed europee  e poi a quello delle vendite

Petra Marklund, l’anima pop di September

Artisti che sanno riscoprirsi in vesti diverse da quelle cui siamo abituati a sentirli e hanno successo lo stesso. Succede a Petra Marklund, la 28enne svedese che è nota al grande pubblico con lo pseudonimo di September. Tanta musica da ballare e ritmo. Fino a che a metà 2012 esce “Inferno“, il suo quinto album da studio, sull’onda dei quattro precedenti, tutti di grande successo (l’ultimo dei quali, Love Cpr vincitore di due dischi di platino).

Il nome stampato sul disco è quello suo di battesimo, appunto Petra Marklund e il singolo di lancio è completamente in lingua svedese (lei di solito preferisce l’inglese, pur non disdegnando la sua lingua): “Händerna mot himlen” (Mani al cielo) è un pezzo di classe e spessore, un pop di livello che rende giustizia ad un’artista sin qui apprezzata solo per le sue cose più leggere. Nessuna traccia della dance nel suo lavoro, più personale ed intimo, ma molto gradevole. Per farvi un’idea della differenza, provate ad ascoltare “Hands up”, il singolo uscito sempre nel 2012 per Love Cpr col suo nome d’arte. O anche “Can’t get over”, una delle sue cose migliori a livello dance. Belle, ma tutt’altro sound.

“Happy new year”, il nostro Buon anno con gli Abba

Il nostro augurio di Buon Anno questa volta è legato ad un pezzo storico di un gruppo che ha segnato la storia della musica: si tratta di “Happy new year”,  dei principi dello schlager europeo, vale a dire gli svedesi Abba. Melodie soft ed un bel testo, anche se forse un pò retorico, per una canzone incisa nel 1980 e contenuta nell’album “Super Trouper” che uscì come singolo solo nel 1999, per promuovere un album di rieditazione di singoli del gruppo.

Il brano uscì con successo anche in spagnolo come “Felicidad“, centrando come nell’altra versione  i primi posti della classifica (anche in Sud America). Così, in questo modo allegro ma di classe, vogliamo auguravi, come nostra abitudine, il nostro Buon Anno. Che sia un 2013 in cui nonostante la crisi, si riesca a ripartire dalle mille difficoltà che rendono difficile il cammino.

“She makes me go home”: Arash duetta con Sean Paul

Il re dell’easy listening in salsa dance è tornato. Arash, uno dei grandi della musica dance pop europea, si affaccia di nuovo sulla scena discografica. Di lui abbiamo parlato più volte in questo blog sottolineando più volte i suoi brani leggeri, di facile memorizzazione ma anche ottimo successo se non a livello discografico, sicuramente a livello radiofonico e di gradimento nelle discoteche. Qui potete trovare un sunto dei nostri post su di lui.

La lunga scia delle sue collaborazioni accoglie stavolta sotto il suo alveo niente meno che il giamaicano Sean Paul, per un brano “She makes me go home”, che sicuramente è meno e più nello stile black dell’artista caraibico, ma sempre mescolato con i suoni mediorientali dell’artista svedese-persiano. Già oltre 40mila visualizzazioni per un brano che promette decisamente di scaldare il nostro inverno.

“Live and let go”, il ritorno di Anna Bergendahl

Due anni fa passò alla storia per la clamorosa eliminazione in semifinale all’Eurovision Song Contest nonostante avesse uno dei pezzi migliori (“This is my life”, una delicaissima ballata), lasciando per la prima volta la sua Svezia fuori dall’atto finale della rassegna. Oggi Anna Bergendahl torna sulle scene per cercare di bissare il successo che comunque riscossero, in patria e fuori, quella canzone e il primo album “Yours sincerely“.

Ora si è trasferita in California ed è sulla West Coast che ha inciso “Something to believe in”, il secondo album della sua giovane carriera, accompagnato dal singolo “Live and let go”, molto radiofonico e gradevole. Chissà che per Anna Bergendahl non arrivi finalmente anche quella consacrazione a livello internazionale che l’incredibile eliminazione eurovisiva le ha finora negato.

“I love it”, l’energia delle svedesi Icona Pop

Il nome nuovo dell’elettropop arriva dalla Svezia. Si chiamano Caroline Hjelt  e Aino Jawo e formano il duo Icona Pop. In queste settimane hanno fatto registrare un esordio di quelli fulminanti, portando direttamente al primo posto dei singoli scaricati la loro “I love it”. Si tratta di un singolo dal sound molto dirompente che in brave tempo sta conquistando tutto il nord Europa.

Non è però il loro esordio assoluto. La canzone infatti anticipa il primo album effettivo attualmente in lavorazione ma l’anno scorso si erano presentate con un EP altrettanto powerful dal titolo “Night like this”, che aveva diverse belle canzoni. Su tutte, oltre alla tracktitle, anche “Manners” che segnò il loro vero esordio sulla scena discografica. UN nome da segnarsi, un prodotto decisamente interessante.

Il fan club italiano di Eric Saade si mobilita: oggi la giornata degli hashtag

Dopo il terzo posto all’Eurovision Song Contest del 2011, sta crescendo a dismisura il numero dei fan di Eric Saade, il cantante svedese idolo dei teenager e non solo. “Popular” ha avuto un buonissimo successo in Europa, da noi ha faticato ma c’è stata qualche radio che l’ha passata. Eric Saade Italy e Il Team Saade Italia hanno organizzato per oggi una giornata su twitter allo scopo di far incuriosire la gente della rete ed avvicinarla al cantante.

L’idea è nata – spiegano gli organizzatori – perchè dal Marzo 2012, quando è stata creata la pagina, il numero dei fan è cresciuto, anche grazie alla diretta Rai dell’Eurovision 2012. Ora pensiamo di poter essere in grando di fare qualcosa per far conoscere questo artista in Italia“. I fan eurovisivi e tutti coloro che amano la musica di Eric Saade saranno invitati a scrivere sui propri account twitter una frase riguardante l’artista, inserendo alla fine della stessa l’hashtag #italywantsericsaade. Operazione da ripetere più volte. Lo scopo naturalmente è quello di far salire l’hahstag nei trend topics di twitter e dunque far incuriosire la gente sull’artista.

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