“Vieni a ballare in Puglia”: la denuncia di Caparezza ft Al Bano

Il problema è che le cose bisogna saperle raccontare. Soprattutto quando parli dei problemi di un Paese. Qualcuno ci ha provato  con la retorica e facendo di tutta l’erba un fascio (“In Italia“, di Fabri Fibra), altri ci hanno messo l’ironia e la testa e l’effetto è ben diverso.

“Vieni a ballare in Puglia“, di Caparezza, secondo singolo estratto dall’album  “Le dimensioni del mio caos” è un cazzotto nei denti. Perchè prima l’ascolti, fai un sorriso e pensi a quanto è ironico questo qua. Poi la riascolti, magari col testo davanti e capisci che non è ironico per niente. E che quando dice “Vieni a ballare in Puglia” non si riferisce solo al senso letterale del termine.

Una denuncia sulla situazione del lavoro nella sua regione, alla quale contribuisce anche Al Bano, con un cameo ed una partecipazione al video. Un brano duro eppure bellissimo, che mette in piazza impietose le due facce della Puglia, quella che si mette la maschera per i turisti e quella vera, che guarda ogni giorno chi da quelle parti ci vive.

Troppo catastrofista? Forse. Ma se vi andate a leggere il testo  vi rendete conto che di canzoni così c’è sempre bisogno. Il resto è una bella taranta che non puoi stare fermo, in puro stile Caparezza. Michele Salvemini da Bari davvero non è più quello dei tempi di Mikimix e quel Sanremo del 1997 quando cantava di sonnellini e pisolini sembra lontano anni luce.

Ah dimenticavo, nel finale si sente  un sample di “Nel Sole” di Al Bano, precisamente il pezzo in cui canta “e nel sole io verò da te”. Dopo tre minuti passati a discorrere di un paese dove ci si ammazza con poco, è una scelta di una ironia tagliente e allo stesso tempo un grido di speranza. O forse no, è solo un altro cazzotto in faccia. Di seguito, il brano. Meditate gente, come diceva Renzo Arbore nello spot della birra.

“Uomini di gomma”, il tormentone degli Studio 3

Gli esordi erano stati così così. Sembravano la solita boy band, un pò Take That prima maniera e un pò Ragazzi Italiani. invece gli Studio 3 hanno stupito tutti. Il loro lavoro 2008, “Incontenibile”, il terzo della loro carriera, mostra una  maturazione artistica.

E soprattutto, rompe lo schema consolidato della canzone d’amore con “Uomini di gomma“, un tormentone travolgente dal testo a sfondo sociale che mette alle berlina le persone che si sentono al centro del mondo e vivono come se tutto fosse loro dovuto. Qui il testo completo.

Una vocazione, quella per il sociale, che era sbocciata già nel 2007, con la canzone “Alice” (qui il testo), che descrive tutta la dolcezza dei bambini. Il ricavato del singolo è stato interamente devoluto alla Fondazione “Aiutare i bambini” in favore del progetto “Un nido per ogni bambino”.

Vedremo se gli Studio 3 sapranno confermare in futuro questa loro crescita. Per il momento, con il brano “Uomini di gomma“, che sta andando piuttosto bene nell’airplay radiofonico, hanno fatto centro.