“Foot of the mountain”, il grande ritorno degli A-Ha

Questo post è dedicato a quelli come noi che hanno passato i trent’anni. A quella generazione che a suo modo aveva dei miti musicali ben definiti.  Gli A-ha fanno parte di questa categoria. Il gruppo norvegese ha segnato indubbiamente gli anni ’80 della musica europea, forse non quanto Spandau Ballet o Duran Duran, ma sicuramente in modo consistente. E ancora oggi la loro “Take on me” del 1985 è uno di brani più ricordati. Come anche sono rimasti nella memoria collettiva le altrettanto bellissime “The sun always shining on tv” (1985)  “I’ve been losing you” (1986), e “The living daylights” (1987).

Riunitisi di nuovo nel 200o dopo cinque album e qualche anno di lavoro solista, ora tornano in ballo con “Foot of the mountain” e il piacere è quello di sentire che il sound è sempre bello come quello di un tempo. Sopra c’è la track title ma tutto il lavoro ha sonorità eccezionali. Ascoltate per esempio “Mother nature goes to heaven“. Dieci tracce, aperte dal clima più anni ’80 di “The Bandstand“.

Synth pop, come una volta, dopo essere passati anche per la fase rock , ma eseguito con grande maturità artistica, cui la voce di Morten Harket dona sicuramente qualcosa in più. Di seguito “Riding on a crest” e “Shadowside“, presentati in anteprima in due concerti a Londra ed Oslo, “What there is”, dove riecheggia ancora il suono tipico dei loro anni d’oro, “Real meaning“, “Nothing is keeping you here“, fino ai due brani di chiusura, “Sunny mistery” e “Start the simulator“.

Ai più attenti non saranno sfuggite assonanze con i Coldplay, o meglio con la prima produzione della band inglese, che del resto a quei tempi disse proprio di ispirarsi a loro. In giro per l’Europa, il lavoro è già ai vertici delle classifiche: evidentemente i 75 milioni di dischi venduti  nel mondo in  25 anni di carriera hanno lasciato un traccia inedelebile. Da noi l’album uscirà il 17 luglio, ma nonostante la qualità ci sarà da lottare per farsi largo in mezzo  a tanti mediocri prodotti americani. Ed è un peccato.