“She’s got nothing on (but the radio)”, il grande ritorno dei Roxette

Hanno qualche anno in più ma l’energia è quella di sempre. Tornano i Roxette, uno dei gruppi musicali che hanno segnato decisamente il pop anni 90 (ricorderete brani come “The look” del 1989 e “Joyride” del 1991, ma anche “Sleeping in my car” del 1994). Il duo svedese, che è anche fra i più premiati d’Europa con più di 60 milioni di dischi venduti, è appena uscito con un nuovo album, dal titolo “Charm school”, che si è subito issato in testa alle classifiche di mezzo continente. A 10 anni dall’ultimo lavoro di inediti.

Nuove sonorità, volontà di adeguarsi ai tempi senza per forza dover ricercare il sound che li aveva resi famosi a suo tempo, escono anche con il primo singolo, piuttosto coraggioso perchè non facile al primo ascolto, “She’s got nothing on but the radio”, che comunque ha avuto un discreto riscontro sia nelle radio che nelle classifiche europee. Sia Marie Fredriksson che Per Gessle hanno anche una ottima carriera solista, sopratutto il secondo. Speriamo di ritrovarli presto anche in Italia

I 10 si a Raphael Gualazzi all’Eurovision Song Contest in rappresentanza dell’Italia

Visto che l’argomento ha fatto molto discutere, pubblichiamo in questa sede l’articolo di Flymark a sostegno della partecipazione di Rapahel Gualazzi in rappresentanza dell’Italia all’Eurovision Song Contest 2011 di Maggio. Grazie a King Luchas, sul cui blog KL Kingdom è stato pubblicato questo articolo, che ci ha concesso di riprenderlo. E naturalmente grazie anche a Flymark.

di Flymark

1) Perché… torniamo!!! Sarebbe sufficiente questo! Ormai sono passati quasi due mesi dall’ufficializzazione della notizia e forse si è affievolita la coscienza di quanto sia straordinario questo ritorno, dopo un’assenza che sembrava dovesse durare ancora a lungo. È la cosa più importante, esserci di nuovo: in futuro, nella speranza che la nostra presenza diventi prassi, potranno starci tutti i necessari aggiustamenti del caso, visto che in Rai sembra che l’impreparazione in materia sia ancora dilagante.

2) È una scelta di qualità, quella di Gualazzi. Che non vuol dire che debba piacere per forza: a me il pop-jazz non fa impazzire, credo che il suo successo a Sanremo (Avion Travel, Cammariere…) dipenda da una saltuarietà che gli permette di apparire come “proposta alta” a prescindere. Bisogna riconoscere, comunque, che il pezzo  è interessante e, nonostante il genere, risulta immediato e accattivante.

3) Metà del giudizio spetta alle giurie. Che, ok, non si capisce bene come siano composte e se siano competenti. Ma è difficile ignorare completamente un brano come questo che si discosta dalla norma. Il Sanremo appena concluso docet.

4) L’altra metà è nelle mani del pubblico (che, se Sanremo docet… avrebbe fatto fuori Gualazzi subito!). Non potremo contare tanto sugli emigrati italiani all’estero, che ormai sono di “vecchia generazione” a differenza di albanesi, turchi, romeni o ucraini, e nei quali l’amor di patria non è più sufficiente per investire soldini nel televoto. Ma l’interesse intorno al ritorno italiano è forte: all’estero probabilmente si aspettavano ben altro, e l’effetto a caldo sembra quello di una generale delusione. Ciò nonostante l’“effetto bentornati” rimane e questa canzone, pur apparentemente lontana dai classici canoni italiani, non lo è per l’attenzione alla melodia e per l’originalità che sempre ci distingue.

5) Lo stesso Gualazzi, per il suo aspetto e il suo look da gigante buono, estraneo allo standard del “cantante ggiovane di oggi”, non passerà inosservato e sicuramente si ritaglierà un suo spazio in un minestrone un po’ monogusto sul piano dell’immagine come quello eurovisivo.

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