“Mais qu’est ce qu’il fait froid”, ErikaBlu ricanta Nada in francese

Lei si chiama ErikaBlu, ha 33  anni ed è di Roma, anche se da diverso tempo vive a Parigi. E ci regala la seconda perla di giornata. “Mais c’est ce qu’il fait froid” è il suo singolo, che accompagna l’album di prossima uscita “La Belle saison”, che conterrà tutte sue composizioni, in gran parte cantate in francese.

Tutte sue composizioni, meno una. Questa. Che altro non è che una delicata cover in francese della mitica “Ma che freddo fa” con cui una sedicenne Nada Malanima da Gabbro (LI) debuttava al Festival di Sanremo 1969 in doppia esecuzione con i Rokes portandosi a casa un successo discografico. La traduzione, fra l’altro è parecchio rispondente all’originale.

La belle saison”, prodotto da Demetrio Sartorio, lo stesso che ha lanciato Le Vibrazioni è il suo primo album in francese e da solista ma in realtà ErikaBlu ha già una notevole esperienza. Intanto ha partecipato all’allora Festival di Recanati, oggi Musicultura (2005 col brano “Ancora un pò“) e prima ancora in vari altri progetti (è sua la voce femminile di “Ti penso sempre” di Brusco).  Lei è bravissima, comunque. Ne riparleremo appena esce l’album.

“E poi vivere”, l’ottimo album di esordio di Giulia Daici

Fra le tante giovani che si sono segnalate in questi anni grazie a quel calderone delle selezioni di Sanremo Giovani c’è Giulia Daici, cantautrice friulana che adesso esce col nuovo album ” E poi vivere” del quale in alto trovate il singolo “Stupido sentimento”. L’album esce, sul mercato fisico ed in quello digitale, su etichetta Prosincro di Antonio Laino e contiene undici inediti, tutti a firma della giovane di Artegna.

Melodie delicate ma al contempo molto orecchiabili e radiofoniche, che attingono al pop ma anche al rock, nel quale è comunque presente una bella vena cantautorale, con testi d’amore non banali, impreziositi dalla bella voce dell’artista.  Nel disco c’è molto della vita  e delle idee dell’artista, che usa un linguaggio poetico sempre raffinato, curato e ricercato.

Un groviglio iniziale di lana da dipanare e riavvolgere ordinatamente in un gomitolo. Cosa facile a dirsi, impresa difficile a farsi. Già, perché nessuno te lo insegna davvero, a vivere– dice Giulia Daici – . È un percorso che devi fare tu, da sola, un percorso di autoconsapevolezza che ti porta a capire qual è il “primo” filo da tirare per iniziare a svolgere la matassa.  In ognuno di noi c’è un istante in cui sentiamo che “qualcosa” ci sta “tirando” facendoci intravedere la giusta direzione da seguire per fare del nostro groviglio uno splendido gomitolo. Non è sempre facile però assecondare questa “spinta”. Spesso, infatti, la via indicata non è molto in sintonia con le strade che “l’esterno” ha già realizzato o sta realizzando per noi”


E ancora: “Per riempire il proprio interno di nuovi colori, bisogna prima spazzarne via il superfluo. Un passo che comporta coraggio e che spesso ha come immediata conseguenza una forte sensazione di vuoto. Ed io iniziai ad avvertire un indicibile senso di “vuoto” interiore. Un senso di agitazione e smarrimento mai provato prima di allora. Anche per me era giunto il momento di scegliere, decidere se seguire quello “stupido sentimento” oppure ignorarlo. Ed io scelsi: decisi di Vivere. Ripresi in mano, come non avevo fatto mai, tutte le pagine che fino ad allora avevano custodito le mie emozioni. Le riempii di nuovi versi, dando totale libertà di espressione a quella “vocina” che gridava dentro di me in modo sempre più forte e deciso. Scrivevo, pensavo, piangevo, ridevo. Ma non bastava ancora. Perché dovevo ancora fare quell’incontro magico che mi avrebbe cambiato la vita. Per sempre. Lei era lì che mi aspettava. Chissà da quanto tempo lo stava facendo”


“Qualcosa” mi spinse a prenderla in mano, ad accarezzarla, ad ascoltarla. Non avevo mai sentito un suono così bello. Non era solo una chitarra: era la musica, che attraverso quello strumento, mi stava entrando nell’anima e stava colmando quel vuoto interiore che fino ad allora avevo sentito. La musica mi prese per mano, ed io, con lei, strinsi forte le mie emozioni. Da quella stretta di mano nacquero, una dopo l’altra, le mie canzoni”