Eurovision 2013: commento alla prima semifinale

ESC2013_butterfly_background_sloganLa classifica della prima semifinale, che sarà pubblicata a fine concorso insieme a quella della seconda, ci dirà sicuramente qualcosa in più ma una cosa è certa: se qualcuno ieri sera ha scommesso due soldi sulla qualificazione del Belgio, ne ha ricavato un gruzzoletto. Sembrava quasi spacciato, Roberto Bellarosa, schiacciato fra performance live fino a quel punto tutt’altro che esaltanti e parecchie canzoni in grado di giocarsela. E invece tre anni dopo Tom Dice, il Belgio riporta una sua canzone in finale. Per RTBF, poi, la tv francofona, è una primizia assoluta: mai da quando esistono le semifinali, un artista selezionato dall’emittente ce l’aveva fatta.

Così per la prima volta dopo dieci edizioni, Belgio e Olanda piazzano entrambi una canzone in finale con Anouk che adesso si candida seriamente ad un posto importante. Sin qui è soprattutto un festival delle ballad: se è uscita quella mid 70′ di Cipro, passano il turno quella che sembra uscita da un festival di Sanremo di metà anni 90 di Birgit e quella molto classica ma assai ben eseguita della russa Dina Garipova. E anche la power ballad di Aliona Moon, la rappresentante della Moldavia: era dal 1998 che all’Eurovision non si sentiva un brano interamente in lingua rumena, l’ultimo fu “Eu cred” di Malina Olinescu (Romania, 22. posto).

Ed è anche un festival che sin qui sta rimettendo indietro le lancette del tempo musicale, visto che anche “Only love survives” di Ryan Dolan e “Something” di Andrius Pojavis strizzano l’occhio al vintage. Alla ex Jugoslavia è rimasta soltanto la Macedonia, che domani va a caccia di una difficilissima qualificazione che eviterebbe la disfatta totale dei paesi ex confederati, ma in ogni caso già da adesso è certo che la lotta per le posizioni di vertice, è nelle mani dei giurati e dei televoti di oltre Adriatico. Con uno (più probabilmente senza nessuno) paese in finale, i loro sms saranno pesantissimi.

Se ne gioverà Marco Mengoni sabato sera? E’ una possibilità concreta, visto che nessuno dei paesi già in finale o in campo domani, a parte la Macedonia, è vicino musicalmente al mondo slavo. Ma per avere una idea più chiara bisognerà attendere la composizione della griglia dei finalisti, che domani sera non è del tutto così scontata, a parte forse le qualificazioni di Norvegia, Georgia e Azerbaigian, paesi che hanno brani ad alto gradimento del pubblico e che per diversi motivi potrebbero piacere alle giurie.

Ieri pomeriggio, intanto, dopo le seconde prove, i big 5 hanno estratto la pallina che li colloca in una delle due metà della finale: è andata decisamente bene a Marco Mengoni, che, costretto dalla sorte a pescare per ultimo, ha avuto in dote l’agognata seconda metà finale, così come Bonnie Tyler, relegando i Cascada, fra i favoriti per la vittoria, nella prima parte insieme ad Amandine Bourgeois, il cui sofisticato pezzo stile Winehouse appare ora segnato e agli spagnoli El sueño de Morfeo. Tedeschi e spagnoli devono ora sperare che l’Ebu e la Svt li piazzino il più lontano possibile dall’inizio serata (dunque fra il decimo e il tredicesimo posto).

Mentre in casa Rai adesso si incrociano le dita. L’obiettivo è chiaro: sperare che Mengoni canti il più tardi possibile. Sia per tenere più a lungo incollati i telespettatori, sia perchè ovviamente, con le votazioni aperte soltanto alla fine di tutte e 26 le esibizioni, chi canta in fondo è ovviamente avvantaggiato per un fatto di memoria. La grande favorita Emmelie De Forest, ieri sera, ha pescato pure lei la seconda parte, come Zlata Ognevich dell’Ucraina. Se domani, come probabile, passerà il turno anche Margaret Berger, diventerà fondamentale la sua pallina, per capire in quanti si giocheranno il titolo.

In tutto questo, da cronista, ma anche e soprattutto da appassionato di musica, la delusione maggiore è aver visto passare in finale un modesto brano da spiaggia come “Solayoh” a scapito dell’innovativo (per la rassegna) hip hop intriso di dubstep dei montenegrini Who See ft Nina Zizic: un segnale che purtroppo, certe sonorità fanno ancora fatica a farsi largo nella rassegna.