Ecco “Human race”, il nuovo singolo di Margaret Berger

Non si è ancora spenta l’eco del successo, discografico (è stato uno dei brani più venduti, anche se è partito inizialmente un pò in sordina) oltrechè radiofonico di “I feed you my love”, con cui ha conquistato un meritatissimo (e anche forse stretto, visto il podio) quarto posto all’ultimo Eurovision Song Contest che si è svolto a Maggio in Svezia, che Margaret Berger ha subito lanciato una nuova produzione, secondo singolo dell’album “Chastisement“, che sta per uscire a breve e che ovviamente conterrà anche il singolo eurovisivo.

Human race” è un pezzo che prosegue nel solco dell’elettropop già tracciato dalla cantante e conduttrice radiofonica norvegese lanciata da Pop Idol. Grandi influenze anni 80 e 90 e una melodia che coinvolge, per un pezzo forse di impatto leggermente minore rispetto al brano portato sul palco europeo ma che promette comunque di fare ottima presa soprattutto in quella fanbase eurovisiva che sempre apprezza questo tipo di brani. Inoltre per lei è cominciata anche una collaborazione con i Lo-Fi-Fnk, una indie pop band svedese, che promette anche qui belle novità.

E’uscito “12 points to L’Essenziale”, l’instant book su Mengoni e l’Eurovision 2013

403669_copertina_frontcover_iconAvete ancora fame di Eurovision Song Contest oppure siete dei fan di Marco Mengoni che hanno seguito la sua partecipazione alla rassegna canora europea e volete qualcosa che vi ricordi l’evento e la sua ottima figura internazionale?  Da adesso c’è qualcosa che fa per voi. Si chiama “12 points to L’Essenziale” ed è un instant book realizzato da Emanuele Lombardini, titolare di questo blog e autore del blog Eurofestival News.

In 150 pagine in formato pocket, il libro racconta le tappe di avvicinamento del cantante di Ronciglione alla rassegna, passando per la designazione da Sanremo dopo la sua vittoria, sino al concerto-evento di Amsterdam. Notizie, curiosità inedite e gran parte  delle interviste rilasciate nel corso della manifestazione ai siti internazionali, ma anche a quelli italiani, fra cui Eurofestival News, a Radio 2 e tanti altri.

Un libro che nasce con la volontà di raccontare a caldo ciò che è successo a in Svezia, cercando di mantenere quanto più possibile caldo il filo emozionale che il cantante di Ronciglione ha trasmesso ai propri fan e ai fan italiani dell’evento durante la partecipazione a quello che è il più grande evento musicale dell’anno, nonchè il programma televisivo non sportivo più visto al mondo. Il volume è in vendita ESCLUSIVAMENTE sul circuito ilmiolibro.it ordinandolo a questo link

Charts: le numero 1 in Europa (19/5/2013)

In attesa che arrivi il ciclone eurovisivo, il secondo brano dell’ESC 2013 ad issarsi in testa alle classifiche (il primo era stato “You” in Svezia): si tratta di “Birds” dell’olandese Anouk che conquista la classifica nazionale e si avvia a salire in testa anche nel resto del Continente.  Segnaliamo con piacere, in tema di ex eurovisivi, l’arrivo in vetta in Svizzera di Anna Rossinelli, della quale riparleremo. Sotto, i numeri uno, sopra “Birds“.

SINGOLI

  • AUSTRIA:  Rosana – Wax
  • BELGIO: Get lucky – Daft punk ft Pharrell Williams (Fiandre) /Get lucky – Daft puntk ft Pharrell Williams (Vallonia)
  • BULGARIA: Waiting all night – Rudimental ft Ella Eyre
  • CROAZIA: Get lucky – Daft puntk ft Pharrell Williams
  • DANIMARCA:Get lucky – Daft punk ft Pharrell Williams
  • FINLANDIA:  Sini sabotage – Levikset Reppee ft Villegalle
  • FRANCIA: Get lucky – Daft punk ft Pharrell Williams
  • GERMANIA: Safe and sound- Capital cities
  • GRAN BRETAGNA: Get lucky- Daft punk ft Pharrell Williams
  • GRECIA: Walking on air – Anise K ft Snoop Dogg & Bella Blue
  • IRLANDA: Blurred lines – Robin Thickle ft T.I+ Pharrell
  • ISLANDA: Get lucky – Daft punk ft Pharrell Williams
  • ITALIA:   Get lucky – Daft punk ft Pharrell Williams
  • LUSSEMBURGO: Get lucky – Daft punk ft Pharrell Williams
  • NORVEGIA: Let her go- Passenger
  • OLANDA: Birds- Anouk
  • POLONIA: One way or another – One direction
  • PORTOGALLO: Just give me a reason- Pink ft Nate Ruess
  • REPUBBLICA CECA:  Just give me a reason- Pink ft Nate Ruess
  • ROMANIA: Ecou – Elena Gheorghe ft Glance
  • RUSSIA: Here comes the sun – Movetown ft Ray Horton
  • SLOVACCHIA: Just give me a reason- Pink ft Nate Ruess
  • SLOVENIA: Nor sigurno ne – Big foot mama (nazionali) / Get lucky – Daft punk ft Pharrell Williams (internazionali)
  • SPAGNA: Quien – Pablo Alboran
  • SVEZIA: Cant’ Hold us – Macklemore  & Ryan Lewis ft Ray Dalton
  • SVIZZERA: Get lucky – Daft punk ft Pharrell Williams
  • UNGHERIA: I could be the one – Avicii vs Nicky Romero

ALBUM:

  • AUSTRIA: Dann Mach’ s gut – Reinhard Mey
  • BELGIO: Stay Gold – Ozark Henry (Fiandre)/Quelques mots d’amour – Franck Michael (Vallonia)
  • DANIMARCA: Jowt – Allan Olsen
  • FINLANDIA: Onnen vuodet – Joanne Aaron
  • FRANCIA:Bad Cowboy – Gueko Seth
  • GERMANIA: Dann Mach’ s gut – Reinhard Mey
  • GRAN BRETAGNA:  Time – Rod Stewart
  • IRLANDA: Absolute zero – Little green cars
  • ISLANDA: Stormurinn – Bubbi Morthens
  • ITALIA: L’album biango- Elio e le storie tese
  • NORVEGIA: Collection 1973-2013- Bruce Springsteen
  • OLANDA:  The schocking miss Emerald – Carlo Emerald
  • POLONIA: Zlota Kolekcja Bal U Posejdonia-Anna German
  • PORTOGALLO:Esencial- Tony Carreira
  • REPUBBLICA CECA:Lina hubda Holy – Tri Sestry
  • SPAGNA: Tanto-Pablo Alboran
  • SVEZIA: Dags at tanka pa refrangen – Gyllen Tider
  • SVIZZERA: Marylou- Anna Rossinelli
  • UNGHERIA:  To be loved – Micheal Bublè

Emmelie De Forest vince l’Eurovision 2013, Mengoni settimo

La distanza fra l’Eurovision 2013 e quello dell’anno prossimo? Sedici chilometri. Quelli della lunghezza del ponte di Øresund, che separa Malmö da Copenaghen. Emmelie De Forest con “Only teardrops” ha vinto l’Eurovision Song Contest, riportando così in Danimarca il trofeo dopo 13 anni. Una vittoria annunciata sin dalla vigilia e ampiamente pronosticata dai bookmakers, che nemmeno le evidenti stecche in prova hanno evitato, anche grazie al massiccio afflusso di televoti. Emmelie De Forest ha visto con 281 punti, ed aveva già trionfato a 4 votazioni dalla fine. Sul podio si piazzano anche Farid Mammadov (Azerbaigian) con “Hold me” (234) e “Gravity” di Zlata Ognevich (Ucraina) con 214.

E’la terza vittoria danese nella manifestazione, dopo quella del 1963 di Grethe e Jorgen Ingemann con “Dansevise” che a Lussemburgo batterono per due soli punti (ma con un voting diverso) e fra le contestazioni la svizzera Esther Ofarim  e quella totalmente fuori pronostico del 2000, quando sempre in Svezia, ma a Stoccolma, i fratelli Olsen portarono sul tetto d’Europa la loro “Flying on the wings of love”, in barba ai bookmakers che la pagavano 500 a 1.

L’interscambio turistico-commerciale fra Svezia e Danimarca, che è stato alla base del progetto Malmö, con tanti alberghi prenotati nella capitale danese, che del resto è facilmente raggiungibile dalla città sede eurovisiva anche in treno, proseguirà con ogni probabilità anche l’anno prossimo: un altro esempio da mettere sulla scrivania dei soloni che dicono che organizzare l’evento è un salasso a perdere. Dei circa 15 milioni (di cui 6 dall’Ebu e 2 dal Comune della città svedese) sborsati, ne sono ritornati indietro un bel pò e i dati che arriveranno a breve sulla ricaduta economica lo confermeranno.

L’Italia esce a testa alta: Marco Mengoni e la sua “L’essenziale” in versione lievemente  sforbiciata, chiude al   settimo posto con 126 punti, sfoderando una prova convincente dal punto di vista dell’interpretazione. Orgoglioso di aver sventolato la bandiera italiana prima nella passerella che – situazione inedita – ha aperto la rassegna mentre scorrevano le note di “We write the story”, l’inno scritto da Bjorn Ulvaeus e Benny Andersson degli Abba in collaborazione con il dj Avicii. Qui sotto, in questa immagine, la classifica completa.

Voting

LA SERATA – Serata piacevole col commento di Marco Ardemagni, Filippo Solibello e Natasha Lusenti meno brillanti dell’anno scorso e fieramente (e giustamente)  partigiani  (anche se non hanno riconosciuto nella spokesperson tedesca Lena, la cantante vincitrice nel 2010 e diventata stella del pop mondiale grazie all’Eurovision…), che ha regalato uno spettacolo come sempre straordinario tanto che tu twitter anche i neofiti dell’evento sono rimasti sorpresi dalla velocità dello show, così distante dagli impalati ritmi italiani.

VINCITORI E VINTI- Male, malissimo la Spagna. Pur nella partigianeria che sempre un pò accompagna questo blog quando si parla della musica iberica, è innegabile che la prestazione peggiore della serata sia stata nettamente quella degli El Sueño de Morfeo: almeno un paio di stecche colossali di Raquel del Rosario ad affossare un pezzo già deboluccio in partenza: gli 8 punti (di cui 2 dall’Italia) ed il penultimo posto sono il peggior risultato spagnolo dal 1999,  quando Lydia giunse ultima con appena un punto: persino Soraya, che pure lei chiuse penultima nel 2009, raccolse di più, con 23 punti. E fecero meglio (21) anche le Las Ketchup nel 2006. Una disfatta, dunque.

Pessima anche la prova di Bonnie Tyler, sin troppo sottotono su un pezzo anch’esso un pò debole, rialza un pò la classifica, ma certo non il morale dei britannici i quali, a dire il vero, un pò questa situazione se la meritano: almeno capiranno, una volta per tutte, che è il caso di chiudere il filone “Oldies but goldies” e cominciare fare sul serio (se non con l’artista, almeno con la canzone). Grandi sconfitti, sicuramente i tedeschi Cascada, che pure al cospetto di una buona prova, pagano forse un sound un pò abusato ed un brano che pur bello e radiofonico, non era il meglio della loro produzione (la solita vecchia storia: chi è già famoso viene all’ESC con i lati B invece che con pezzi “vetrina”). La Francia ed Amandine Bourgeois, chiudono in posizione 23, ma in questo caso era dura in partenza. E infatti.

Detto dei meritati piazzamenti per Margaret Berger (Norvegia), quarta e Dina Garipova (Russia), quinta va detto che le tre canzoni sul podio non rubano niente. Pur con qualche incertezza vocale (ma meglio nel live della finale che in prova), Emmelie De Forest ha mostrato di saper reggere il palco, il brano è fresco e radiofonico ed estremamente eurovisivo.

Farid Mammadov ha dimostrato di essere un notevole performer, cantando per esempio meglio di tanti artisti con maggiore esperienza e la sua “Hold me”, dal sapore decisamente anni 90 partiva con un ottimo credito si tra i fan che fra alcuni addetti ai lavori: è un pezzo di cui con ogni probabilità ci si dimenticherà presto (il riscontro discografico darà conferme o smentito), ma che indubbiamente in questa rassegna funziona. E che comunque anche in una nostra radio non farebbe una figura peggiore di una traccia 5 di un qualsiasi album di un qualsiasi artista di Amici.

Zlata Ognevich e  “Gravity” erano sin dall’inizio accreditate di un posto sul podio e la prova impeccabile dell’artista ucraina  al servizio di un brano molto eurovisivo è  il suggello al terzo posto. Ecco, con un piccolo sforzo mentale, ci si arriva facilmente. Al di là degli inevitabili blocchi (che hanno inciso, ma non più di tanto: chi è arrivato sul podio ha preso voti un pò dovunque), la differenza fra chi ha vinto e chi ha perso sta qui: Marco Mengoni, Anouk e Amandine Bourgeois a parte, gli artisti con maggiore esperienza sono arrivati pensando di potersela cavare con poco, hanno sciorinato prestazioni mediocri e ancora una volta sono stati puniti.

Chi arriva alla rassegna portando canzoni non abbastanza forti o prendendo sottogamba la manifestazione, resta scottato. I paesi del Nord Europa e quelli dell’Est lavorano mesi interi per arrivare al massimo all’appuntamento eurovisivo, curando tutto nei minimi dettagli: l’artista, la canzone, la performance. E magari facendosi anche un giro dove serve (azeri docet: anche quest’anno la produzione, la stessa da 4 anni, ha lavorato bene).

Ma attenzione: l’ESC non è solo un fatto del Nord o dell’Europa dell’est. E’ un fatto di chi lavora bene. Ne è testimonianza l’onorevolissimo nono posto di Anouk che ha rivitalizzato i Paesi Bassi, i quali non centravano una finale da 10 anni: con un pezzo difficile, una interpretazione intensa (la migliore della sera dopo quella di Mengoni ed insieme a quella dell’islandese Eithor Ingi) e tanta voglia di far bene ha dato nuovo slancio alla propria carriera internazionale e con ogni probabilità ha fatto fare alla tv ascolti da record.

E che dire dei greci Koza Mostra ft Agathonas Iakovidis? Coi tempi che corrono non si può certo dire che la Grecia giocasse per vincere. Il sesto posto (miglior risultato dal 2008)  sta quasi stretto ad una delle migliori proposte in concorso, che senza alcuna pretesa, è cresciuta di gradimento strada facendo. Di pari passo con la volontà  dell’ensemble di voler comunque dire la propria nel concorso anche nella situazione del paese. Per non dire di Malta, che con Gianluca Bezzina è arrivato davanti ad Anouk e ora si appresta forse anche a raccogliere qualche soddisfazione in termini di vendite. Prima o poi il concorso, sbarcherà sull’Isola.

L’Italia può andare fiera del settimo posto di Marco Mengoni: se non tutti apprezzano questo tipo di melodia tipicamente tricolore (qualcuno che sa di musica più di chi scrive per questo blog l’aveva anche detto…), il plauso per la sua voce, per la sua interpretazione è stato generale. Se questa per lui doveva essere un prova per cercare di capire c’è la possibilità di aprirsi nuove porte al di fuori dei confini nazionali, è senz’altro superata. Quanto alla Rai e l’Italia, è da qui che devono adesso ripartire in prospettiva futura. Giocare per vincere si può, basta solo prendere un pò meglio la mira.

 NOTA A MARGINE: A San Marino ieri sera avevano ancora i musi lunghi per l’incredibile mancata qualificazione, ma a fine serata, quando l’Ebu ha pubblicato le classifiche complete delle semifinali alla delegazione è spuntato un sorriso: Valentina Monetta ha chiuso undicesima, con 47 punti: lontana dal decimo posto georgiano (65), ma col miglior risultato assoluto, sia in termini di classifica, che in quelli di punteggio. Che la semina continui, prima o poi si raccoglie.

Eurovision Song Contest 2013: stasera su Rai 2 la finale con Marco Mengoni

ESC2013_butterfly_background_sloganDopo l’incredibile successo della diretta di Rai 5 della prima semifinale (raddoppiati gli ascolti della rete) e dopo l’ottimo commento di Smtv per la seconda semifinale, stasera è arrivato il grande momento. Alle ore 21, va in onda dalla Malmo Arena la finale dell’Eurovision Song Contest 2013. Marco Mengoni, rappresentante italiano, canterà la sua “L’essenziale” avvolto in un abito verde pavone di Ferragamo, in posizione 23 su 26, dunque abbastanza vicino alle votazioni.

Il tutto sarà stasera in diretta su diretta Rai 2, commento Marco Ardemagni, Filippo Solibello e Natasha Lusenti; oppure in diretta su Sm TV San Marino (73 tivùsat e DTT solo in Emilia, 520 Sky e su  Hotbird (frequenza 12149 27500 ¾ polarizzazione verticale),  commento Lia Fiorio e Gigi Restivo. Per l’Italia, ad annunciare i voti sarà Federica Gentile, già voce della prima semifinale, mentre San Marino si avvarrà di John Kennedy O’Connor, giornalista inglese e biografo ufficiale della rassegna.

Come sempre, il voto sarà per metà tramite giurie nazionali (che hanno votato ieri), per metà tramite televoto. Ricordiamo che il regolamento della rassegna prevede che NON si possa votare il cantante del proprio paese, pertanto NON POTETE VOTARE MENGONI, ma uno degli altri 25 artisti in concorso.  Due le modalità di voto abilitate dal nostro Paese:

  • via SMS al numero 4770772
  • tramite App per smartphone e tablet Android o Apple

Televoto via SMS. Ogni utenza telefonica potrà inviare massimo 5 voti/SMS per serata al numero 4770772. Le utenze abilitate sono quelle degli operatori di telefonia mobile TIM, Wind, Vodafone, 3 e PosteMobile. Il costo di ogni singolo SMS/voto inviato è pari a 1 euro iva inclusa per TIM, Wind, Vodafone e Postemobile, mentre di 1.01 euro iva inclusa per quelli inviati da utenze 3 Italia. Ricordiamo che quest’anno non sarà possibile votare tramite telefonia fissa.

Di seguito l’ordine d’esecuzione completo:

  1. Francia – Amandine Bourgeois – “L’enfer et moi”
  2. Lituania – Andrius Pojavis – “Something”
  3. Moldavia – Aliona Moon – “O mie”
  4. Finlandia  – Krista Siegfrids – “Marry me”
  5. Spagna – El sueno de Morfeo – “Contigo hasta el final”
  6. Belgio – Roberto Bellarosa – “Love kills”
  7. Estonia – Birgit – “Et uus saks alguse”
  8. Bielorussia – Alyona Lanskaya – “Solayoh”
  9. Malta – Gianluca – “Tomorrow”
  10. Russia – Dina Garipova – “What if”
  11. Germania – Cascada – “Glorious”
  12. Armenia – Dorians – “Lonely planet”
  13. Paesi Bassi – Anouk- “Birds”
  14. Romania – Cezar – “It’s my life”
  15. Regno Unito – Bonnie Tyler – “Believe in me”
  16. Svezia – Robin Stjernberg – “You”
  17. Ungheria – ByeAlex- “Kedvesem”
  18. Danimarca – Emmelie de Forest – “Only teardrops”
  19. Islanda – Eithor Ingi – “Eg a lif”
  20. Azerbaigian – Farid Mammadov – “Hold me”
  21. Grecia – Koza Mostra ft Agathonas – “Alchohol is free”
  22. Ucraina – Zlata Ognevich – “Gravity”
  23. ITALIA – Marco Mengoni – “L’essenziale”
  24. Norvegia – Margaret Berger – “I feed you my love”
  25. Georgia – Nodi & Sophie – “Waterfall”
  26. Irlanda – Ryan Dolan – “Only love survives”

ESC 2013, il regolamento che doveva migliorare e quell’Italia ancora lontana

Una cosa è certa. Se le nuove regole imposte dall‘Ebu (classificazione di tutti i brani della serata per formare poi la top ten) erano pensate per rendere più agevole la vittoria o la qualificazione a tutti e per limitare il block vote, non hanno funzionato. Le due semifinali hanno portato ad un parterre di finalisti che non si vedeva dal 1985, senza paesi del mondo slavo. Non solo, sarà una finale con tutte e sei le scandinave e otto ex sovietiche su nove (eliminata solo la Lettonia).

Spiace soprattutto per San Marino, che credeva molto nel progetto “Crisalide” e che forse è rimasto incastrato proprio in questo meccanismo perverso che da canzone preferita dai fan l’ha trasformata, con ogni probabilità nella vittima sacrificale. E proprio nel momento in cui la convenzione con la Rai sta per essere firmata (giusto nei giorni scorsi c’è stato l’incontro fra il governo sammarinese e la presidente Tarantola), una serata come quella di ieri mette tanti cattivi pensieri in testa per il futuro. L’Eurovision per il Titano è una vetrina, come lo è per tante piccole realtà, eppure sembra che non ci sia spazio per chi ha tanta voglia di mettersi in mostra, ha pochi soldi eppure lavora con serietà e professionalità come -e tavolta anche meglio- di chi può contare su fiumi di denaro.

Non è una questione di qualità. Di belle canzoni, di prodotti di buon livello, in finale ce ne sono diversi, anche fra le canzoni che hanno passato il turno  ieri sera. Nè è una questione di sound, perchè il brano di Valentina Monetta non era meno vintage di quanto non fossero quelli di Georgia e Azerbaigian o di quanto non lo fossero martedì sera quelli di Estonia, Irlanda o Russia. Il ridimensionamento della rassegna voluto dall’Ebu non può che dare buoni frutti, ma se la si vuole davvero rendere alla portata di tutti, bisognerebbe mettere in condizione i piccoli paesi di giocare se non alla pari con gli altri, almeno in condizioni di non sentirsi svantaggiati in partenza.

Poi è chiaro che un ruolo importante lo giocano il brano, l’artista e la performance (oltre alla fortuna: l’essere stati lontano dalla semifinale italiana, sicuramente ha influito sulla mancata qualificazione biancoceleste e i risultati che usciranno sabato notte diranno quanto), ma la sensazione che da qualche parte ci sia un corto circuito che non si riesce a riparare è palpabile. Per esempio, senza che la cosa venga presa male dagli amici rumeni: possibile che anche col nuovo regolamento basti solo la massiccia presenza dei connazionali sparsi per l’Europa per far passare un progetto che scarterebbero anche nelle peggiori balere di periferia come quello di Cezar? Sarà interessante,anche in questo caso, capire qual è stato il peso delle giurie. Ieri notte, intanto, Mengoni è stato posizionato al numero 23 (su 26) della finale: almeno la Rai sarà contenta, terrà i telespettatori incollati alla tv per un bel pezzo.

SOLONI E GIUDIZI SOMMARI– Quello che invece è già ben chiaro è che ciò che continua a marcare la distanza fra l’Eurovision e la possibilità che questo prenda definitivamente piede in Italia è lo stantìo provincialismo italocentrico che accompagna fruitori e destinatari della musica a tutti i livelli. Una storia vecchia, che c’era già negli anni 60, quando  ad esempio, durante l’edizione di Napoli 1965 i nostri cronisti scrivevano di come “Poupée de cire, poupée de son” (poi successo mondiale) fosse “la peggior canzone in concorso” stupendosi poi della sua vittoria e facendo notare “l’abisso che c’è fra i motivi in concorso e i brani presentati da Del Monaco” (chiamato a premiare il vincitore ndr)” O come quando nel 1970 si scriveva di ESC paragonandolo a rassegne “ben più valide ed importanti come il nostro festival di Sanremo” o quando nel 1971 un quotidiano scrisse dei brani eurovisivi come “canzonette da quattro soldi, omicidi musicali” e del contesto come “Uno zoo canoro fatto di animali spelacchiati e zoppicanti”

A distanza di anni, sono cambiati i mezzi, non i modi. Si accende uno streaming, si apre un social network e si commenta. Senza nemmeno informarsi. Gli stessi che scrivono di “feticismo per le farfalline” solo perchè le cartoline sono accompagnate da quello che in realtà è il simbolo della rassegna sono gli stessi che elogiavano la farfallina (una sola) di Sanremo. Che non era trash. Ma le canzoni dell’Eurovision si. Tutte. Solo perchè uno invece di stare impalato davanti a un microfono, ci mette un balletto. O una scenografia che non è quella standard. O un abito glitterato.

Gli stessi che esaltano le produzioni fatte in serie che escono da certi programmi e le loro canzoni che non varcano i confini nazionali e poi si permettono di apostrofare come “imitazioni da poracci” artisti che se non avranno tutti il successo discografico, sicuramente hanno tutti avuto una platea di cento milioni di persone. E le cui messe in scena, in molti casi,  sono costate fiori di soldi. Poco importa che magari l’artista sia bravo, che abbia voce o abbia un pezzo radiofonico. E’lontano dai gusti italiani, quindi è trash, a prescindere.

Perchè il metro di paragone è sempre l’Italia. Sei primo in classifica su I Tunes in Italia? Sei il migliore che c’è, altrochè. E se in Europa non sfondi, è l’Europa che non ti capisce, perchè se sei in testa nella “patria della musica” (?!?) hai già una consacrazione assoluta. Dire la propria. Senza informarsi, senza sforzarsi di capire, di sapere e di ascoltare. Come quello che subito dopo la vittoria di “Euphoria”, col brano già in testa alle classifiche di tutto il continente commento: “è più facile che oggi i ragazzi di Roma, Parigi, Berlino o Madrid, abbiano nel loro Ipod i brani di Lady Gaga, o Beyoncè, piuttosto che la canzone di questa sconosciuta svedese“. Chissà se poi gli hanno spiegato che la canzone è arrivata in vetta in 21 paesi, vincendo 12 dischi di platino.

Eurovision Song Contest 2013: i qualificati della seconda semifinale

ESC2013_butterfly_background_sloganUna seconda semifinale forse meno forte dal punto di vista della qualità dei brani regala grosse sorprese. Finisce clamorosamente l’Eurovision Song Contest di San Marino. Non risentiremo “Crisalide” nella finale di sabato sera su Rai2, nonostante la canzone fosse ai primi posti di gradimento fra i fan. Per conoscere le esatte motivazioni dell’esclusione bisognerà attendere la pubblicazione delle classifiche e dei voti separati di giuria e televoto (sabato notte dopo la finale), ma la sensazione è che possa aver patito il voto dei giurati. Diversamente, l’eliminazione di Valentina Monetta, nettamente la migliore della sera, è inspiegabile, salvo che le preferenze dei fan non si siano tramutate in voto e she sin qui avessero scherzato, illudendo i biancocelesti.

La qualificazione a sorpresa è quella dei Dorians: il mondo ex sovietico qualifica dunque otto nazioni su nove alla finale, mentre esce del tutto quello slavo con l’eliminazione della Macedonia: per la prima volta dal 1985 avremo una serata finale senza canzoni dell’area balcanica della ex Repubblica Federale (allora la Jugoslavia era una sola: da allora, sia unita che divisa, è stata sempre presente). Passa il turno anche l’Ungheria, che era in bilico, non ce l’ha fatta invece la Bulgaria, sicuramente penalizzata nel televoto (i giurati come è noto hanno votato ieri) da una esibizione per nulla impeccabile.

In parte inattesa anche la qualificazione dell’Islanda, ma va dato atto ad Eithor Ingi di aver sfoderato con la sua “Eg a lif” l’altre miglior performance della serata: misurata, precisa, da consumato artista (del resto è attore di musical), senza troppi fronzoli, a conferma che la linea della semplicità paga quasi sempre anche all’Eurovision. Alcune qualificazioni abbastanza scontate alla vigilia, quella dell’Azerbaigian, che si porta a braccetto la Georgia (entrambi a questo punto fortemente candidati ad un posto nei dieci), di Malta e anche della Grecia, che gode sempre di ottimo seguito. Peccato per l’eliminazione degli svizzeri Takasa, che però oggettivamente non partivano molto favoriti nonostante il loro inno molto radiofonico.

Avamti come previsto anche la Norvegia, con Margaret Berger che diventa una seria avversaria di Emmelie De Forest e Zlata Ognevich per la vittoria finale, così come era ampiamente previsto, nonostante il pessimo brano, il passaggio del turno di Cezar, spinto dai connazionali in giro per l’Europa.  E sabato sera, in diretta su Rai2, andrà in onda il bacio saffico che conclude “Marry Me” di Krista Siegrfrids. Sarà interessante capire come reagiranno a viale Mazzini.

Detto del commento preciso, attento e decisamente accogliente di Gigi Restivo e Lia Fiorio su SMtv, c’è invece da dire che si moltiplicano ancora i cronisti che continuano a parlare dell’Eurovision come trash, dopo aver visto poche esibizioni. La stessa gente che definisce imitazioni “da poracci” le esibizioni di Malmo e poi ha il coraggio di definire osannare i modelli stereotipati e tutti uguali, che non escono dai confini italiani, di alcuni talent show (soprattutto uno, che non a caso va in onda solo da noi). Come sempre, abbiamo paura di mettere il naso fuori dalla porta. Hai visto mai ci fosse qualcosa che mette in dubbio le nostre certezze acquisite e scontate.

Passano il turno

  • Bye Alex – Kedvesem  (Ungheria)
  • Farid Mammadov – Hold me (Azerbaigian)
  • Nodi & Sophie – Waterfall (Georgia)
  • Cezar – It’s my life (Romania)
  • Margaret Berger – I feed you my love (Norvegia)
  • Eithor Ingi – Eg a lif (Islanda)
  • Dorians- Lonely Planet (Armenia)
  • Krista Siegfrids – Marry me (Finlandia)
  • Gianluca – Tomorrow (Malta)
  • Koza Mostra ft Agahonas- Alchohol is free (Grecia)

Eurovision Song Contest 2013: stasera la seconda semifinale, tifiamo Valentina Monetta

Stasera secondo appuntamento con l’Eurovision Song Contest  2013. In diretta dalla Malmö Arena, in Svezia, alle ore 21 italiane, va in scena la prima semifinale della rassegna musicale più famosa e seguita d’Europa. In Italia potremo seguirla, con commento in italiano in diretta su SMtv San Marino (canale 520 Sky, 73 TivùSat, 73 DTT in Emilia Romagna, Veneto e Costa adriatica, oppure satellite senza Sky su Hotbird- frequenza 12149 27500 ¾ polarizzazione verticale), col commento di Lia Fiorio e Gigi Restivo). 

L’Italia stasera non vota (e la Rai non trasmette la seconda semifinale), ma voi potete comunque essere protagonisti, aiutandoci a portare l’hashtag #escita in testa ai trend topic, come già successo martedì. I due topic da usare sono quello di cui sopra e #eurovision. L’iniziativa è curata dal nostro blog partner Eurofestival News. Stasera il tifo è tutto per Valentina Monetta, la rappresentante di San Marino, che si esibisce per seconda con la ballata “Crisalide”.

1 Lettonia PeR Here we go Inglese
2 San Marino Valentina Monetta Crisalide (Vola) Italiano
3 E.R.I.Macedonia Esma & Lozano Pred da ze razdeni Macedone, Lingua rom
4 Azerbaigian Farid Mammadov Hold me Inglese
5 Finlandia Krista Siegfrids Marry Me Inglese
6 Bulgaria Elitsa Todorova & Stoyan Yankoulov Samo Shampioni Bulgaro
7 Malta Gianluca Tomorrow Inglese
8 Islanda Eythor Ingi Eg a lif Islandese
9 Grecia Koza Mostra ft Agathonas Alchohol is free Greco
10 Israele Moran Mazor Rak Bishvilo Ebraico
11 Armenia Dorians Lonely planet Inglese
12 Ungheria ByeAlex Kedvesem (Zoohacker rmx) Ungherese
13 Norvegia Margaret Berger I feed you my love Inglese
14 Albania Adrian Lulgjuraj & Bledar Sejko Identitet Albanese
15 Georgia Nodi & Sophie Waterfall Inglese
16 Svizzera Takasa You and me Inglese
17 Romania Cezar It’s my life Inglese

 

Eurovision 2013: commento alla prima semifinale

ESC2013_butterfly_background_sloganLa classifica della prima semifinale, che sarà pubblicata a fine concorso insieme a quella della seconda, ci dirà sicuramente qualcosa in più ma una cosa è certa: se qualcuno ieri sera ha scommesso due soldi sulla qualificazione del Belgio, ne ha ricavato un gruzzoletto. Sembrava quasi spacciato, Roberto Bellarosa, schiacciato fra performance live fino a quel punto tutt’altro che esaltanti e parecchie canzoni in grado di giocarsela. E invece tre anni dopo Tom Dice, il Belgio riporta una sua canzone in finale. Per RTBF, poi, la tv francofona, è una primizia assoluta: mai da quando esistono le semifinali, un artista selezionato dall’emittente ce l’aveva fatta.

Così per la prima volta dopo dieci edizioni, Belgio e Olanda piazzano entrambi una canzone in finale con Anouk che adesso si candida seriamente ad un posto importante. Sin qui è soprattutto un festival delle ballad: se è uscita quella mid 70′ di Cipro, passano il turno quella che sembra uscita da un festival di Sanremo di metà anni 90 di Birgit e quella molto classica ma assai ben eseguita della russa Dina Garipova. E anche la power ballad di Aliona Moon, la rappresentante della Moldavia: era dal 1998 che all’Eurovision non si sentiva un brano interamente in lingua rumena, l’ultimo fu “Eu cred” di Malina Olinescu (Romania, 22. posto).

Ed è anche un festival che sin qui sta rimettendo indietro le lancette del tempo musicale, visto che anche “Only love survives” di Ryan Dolan e “Something” di Andrius Pojavis strizzano l’occhio al vintage. Alla ex Jugoslavia è rimasta soltanto la Macedonia, che domani va a caccia di una difficilissima qualificazione che eviterebbe la disfatta totale dei paesi ex confederati, ma in ogni caso già da adesso è certo che la lotta per le posizioni di vertice, è nelle mani dei giurati e dei televoti di oltre Adriatico. Con uno (più probabilmente senza nessuno) paese in finale, i loro sms saranno pesantissimi.

Se ne gioverà Marco Mengoni sabato sera? E’ una possibilità concreta, visto che nessuno dei paesi già in finale o in campo domani, a parte la Macedonia, è vicino musicalmente al mondo slavo. Ma per avere una idea più chiara bisognerà attendere la composizione della griglia dei finalisti, che domani sera non è del tutto così scontata, a parte forse le qualificazioni di Norvegia, Georgia e Azerbaigian, paesi che hanno brani ad alto gradimento del pubblico e che per diversi motivi potrebbero piacere alle giurie.

Ieri pomeriggio, intanto, dopo le seconde prove, i big 5 hanno estratto la pallina che li colloca in una delle due metà della finale: è andata decisamente bene a Marco Mengoni, che, costretto dalla sorte a pescare per ultimo, ha avuto in dote l’agognata seconda metà finale, così come Bonnie Tyler, relegando i Cascada, fra i favoriti per la vittoria, nella prima parte insieme ad Amandine Bourgeois, il cui sofisticato pezzo stile Winehouse appare ora segnato e agli spagnoli El sueño de Morfeo. Tedeschi e spagnoli devono ora sperare che l’Ebu e la Svt li piazzino il più lontano possibile dall’inizio serata (dunque fra il decimo e il tredicesimo posto).

Mentre in casa Rai adesso si incrociano le dita. L’obiettivo è chiaro: sperare che Mengoni canti il più tardi possibile. Sia per tenere più a lungo incollati i telespettatori, sia perchè ovviamente, con le votazioni aperte soltanto alla fine di tutte e 26 le esibizioni, chi canta in fondo è ovviamente avvantaggiato per un fatto di memoria. La grande favorita Emmelie De Forest, ieri sera, ha pescato pure lei la seconda parte, come Zlata Ognevich dell’Ucraina. Se domani, come probabile, passerà il turno anche Margaret Berger, diventerà fondamentale la sua pallina, per capire in quanti si giocheranno il titolo.

In tutto questo, da cronista, ma anche e soprattutto da appassionato di musica, la delusione maggiore è aver visto passare in finale un modesto brano da spiaggia come “Solayoh” a scapito dell’innovativo (per la rassegna) hip hop intriso di dubstep dei montenegrini Who See ft Nina Zizic: un segnale che purtroppo, certe sonorità fanno ancora fatica a farsi largo nella rassegna.

Eurovision 2013, prima semifinale: avanti Anouk, crollo slavo

ESC2013_butterfly_background_sloganLa prima serata dell’Eurovision Song Contest scorre via in pieno stile europeo: i 16 cantanti si sono già tutti esibiti alle 22.20. Rai 5 ha onorato al meglio l’impegno con la precisissima Federica Gentile discreto ma accogliente anfitrione delle esibizioni. E a fine serata l’hashtag #escita ufficiale della Rai è numero uno nel nostro paese fra le tendenza su twitter

Marco Mengoni ha assistito alla prima serata in platea e poi come tutti gli altri big 5 (e come la Svezia padrona di casa) è comparso brevemente in una clip a fine serata, prima dell’annuncio dei qualificati, andandosi a prendere un  grande applauso quando la conduttrice Petra Mede lo ha nominato (ed è stato inquadrato).  Il palco della Malmo Arena ha valorizzato alcune esibizioni: su tutte quella della moldava Aliona Moon, esplosa in tutta la sua potenza vocale e sollevata a quattro metri di altezza da un vestito semovente e illuminato da immagini grafiche speciali.

C’era qualche timore per Anouk, il cui brano “Birds” sul palco ha reso meno che nella versione live, ma alla fine la cantante ce l’ha fatta a riportare il paese in finale dopo 10 edizioni: l’ultima volta ce l’avevano fatta i Re-Union nel 2004.  I paesi della ex Jugoslavia escono clamorosamente tutti di scena, mentre  quelli dell’ex Unione Sovietica fanno l’en plein, piazzando sei brani su sei all’atto finale. Avanti la favorita Emmelie De Forest.

Di sicuro, è stata una prima semifinale nel segno del sound vintage: passano il turno sia le canzoni anni 80 di Ryan Dolan e Andrius Pojavis, che quelle molto anni 90 di Birgit (Sanremo 1995, una canzone a caso delle Nuove Proposte…), che festeggia così la sua prossima maternità,  Dina Garipova (che però ha forse il pezzo più bello in concorso insieme a quello di Marco Mengoni) e Roberto Bellarosa, che vince la sfida fra i più giovani della rassegna con l’austriaca Natalia Kelly. Di quattro artisti che avevano a che fare con l’Italia ne passano due, Roberto Bellarosa (la cui famiglia è di Vico del Gargano) e Andrius Pojavis (che vive a Milano, dove ha anche registrato l’album) mentre non ce la fanno (diremmo per fortuna) i Klapa S Mora (che hanno missato il brano a Bologna) e le Moje 3 (Sara Jovanovic è nata ed ha vissuto a Roma).

Fuori anche la ballata stile metà anni 70 della cipriota Despina Olympiou, grande fascino e grande voce, ma con un brano non di grande presa. Avrebbero meritato il passaggio del turno i montenegrini  Who See, col pezzo più innovativo in concorso (ma forse anche il più difficile) e anche Hannah Mancini, col suo sound dance vintage. Quanto alla Bielorussia,  era difficile prevederne l’eliminazione. E infatti. Passano il turno:

  • Aliona Moon – O mie (Moldavia)
  • Andrius Pojavis –  Something (Lituania)
  • Ryan Dolan – Only love survives (Irlanda)
  • Birgit – Et uus saks alguse (Estonia)
  • Alyona Lanskaya – Solayoh (Bielorussia)
  • Emmelie De Forest – Only teardrops (Danimarca)
  • Dina Garipova – What if (Russia)
  • Roberto Bellarosa- Love kills (Belgio)
  • Zlata Ognevich – Gravity (Ucraina)
  •  Anouk – Birds (Paesi Bassi)