“Mio zio” di Carmen Consoli vince il Premio Amnesty International

Importante rinoscimento per Carmen Consoli, una delle più apprezzate cantautrici italiane. Le è stato infatti assegnato il premio Amnesty International-Voci per la Libertà per la miglior canzone sui diritti umani. Il riconocimento sarà consegnato a Villadose, in provincia di Rovigo nel corso di una tre giorni in programma dal 22 al 25 luglio, durante la quale sarà assegnato un premio anche per gli emergenti (iscrizioni ancora aperte, andate pure qui).

La canzone con cui ha vinto è “Mio zio“, contenuta nell’album “Elettra”, nella quale una nipote racconta gli abusi sessuali subiti per mano del parente. Da sette anni il concorso premia le canzoni italiane che hanno trattato, in maniera più forte ed incisiva, il tema della violazione dei diritti dell’uomo e i principi che costituiscono la Dichiarazione Universale. A votare, una giuria di giornalisti e di esperti.

A concorrere c’erano altri ottimi brani: “Anja del settimo cielo” di Grazia Di Michele, “Carovane” di Sergio Cammariere, “Date a Cesare” di Dolcenera, “Parole che fanno bene” di Niccolò Fabi,  “A sangue freddo” de Il teatro degli orrori, “Scappa ” di Piotta,  “Tancredi e Clorinda” dei Radiodervish,   “Non possiamo chiudere gli occhi” di Eros Ramazzotti  e “Donna che parla in fretta” di Marina Rei.

“The price of silence”, perchè parlare dei diritti umani non fa mai male

Il video che vedete sopra si chiama “The price of silence” ed è stato prodotto in occasione del sessantesimo anniversario delle dichiarazione di diritti umani. La produzione è di Link tv ed il ricavato della vendita dello EP è stato devoluto ad Amnesty International. Scaricatelo, dunque. Ma scaricate l’originale. Perchè iniziative come queste vanno assolutamente appoggiate.

Il video è stato girato nella stanza dell’assemblea generale dell’Onu e vede la partecipazione di 16 artisti, scelti fra quelli di paesi dove i diritti umani sono ancora una chimera. La star è Julieta Venegas, messicana ma popolarissima in Spagna ed in tutto il mondo latino. L’Europa è rappresentata da Rachid Taha, francese di origine algerina e da Natacha Atlas, nata in Belgio ma di origine egiziana. Algeria ed Egitto, appunto, due paesi alle prese con problemi con il rispetto dei diritti umani.

E colpisce, in questo lotto di artisti la presenza di Emmanuel Jal, sudanese, oggi cantante ma ex bambino soldato. Tanti popoli, tante lingue: l’arabo, il bantu, l’Urdu, oltre all’inglese e lo spagnolo. Il brano è contenuto in un ep che comprende anche una versione più breve “Radio edit”, la canzone cantata in spagnolo e l’orginale base musicale su cui è stata composta, “Canciòn protesta” dei colombiani Aterciopelados, anche loro presenti all’iniziativa.

Una canzone per l’estate: “Sottopelle” degli Africa Unite

Fanno musica da quasi trent’anni eppure sono ancora un gruppo di nicchia. Gli Africa Unite, nati nel 1981 a Torino, celebrano volutamente nel nome una delle più canzoni di Bob Marley. E come lui fanno dell’ottimo reggae, ma cantando sempre in italiano.

Sottopelle” compreso in “BiogrAfrica Unite“, il cofanetto con due cd ed un dvd con tutti i video ufficiali della band, uscito quest’anno ma era già nell’album “Controlli” del 2006. La riedizione dei loro successi ha rilanciato la canzone, passata anche sul palco del programma di Rai Due Scalo 76

Il gruppo è anche da sempre impegnato nel sociale, al fianco di Amnesty International, Comunità di Sant’Egidio e Nessuno Tocchi Caino, oltrechè nella lotta contro la pena di morte. E allora via con un pò di sano reggae.