“Once more”, dopo 20 anni esce oggi il nuovo album degli Spandau Ballet

Eccoli qua. Per quelli come noi che hanno passato i trenta, sono stati a lungo una delle tre icone degli anni ’80, insieme ai Duran Duran ed agli A-ha: parliamo dei mitici Spandau Ballet, che sulla scia del loro leader Tony Hadley, un tantino imbolsito ma per niente arrugginito musicalmente, si sono rimessi insieme dopo venti anni dall’ultimo lavoro “Heart Like a Sky“. Ritorno annunciato qualche tempo fa a bordo di una vecchia nave da guerra nordirlandese ormeggiata sul Tamigi. Ne avevamo parlato anche noi.

E’appena uscito “Once More“, il nuovo singolo – mai titolo fu più azzeccato – che trovate sopra e che anticipa l’album omonimo in uscita proprio oggi e che contiene i loro maggior successi riarrangiati più due inediti, fra i quali appunto questo. Il singolo è ascoltabile anche sul sito ufficiale. Niente album completo di canzoni nuove dunque – come invece avevano fatto i rivali Duran Duran – ma soltanto una sorta di best of rinfrescato. Sarà una vera rentrée oppure soltanto un modo per tirar su altri due soldi (Once more, appunto?). Vedremo. Per adesso ci accontentiamo del brano, che è eccezionale.

X Factor 3, terza puntata: escono gli A&K

Logo x factorCon grande gioia di quelli come me che hanno passato i trenta, la terza puntata di X Factor è  stata dedicata tutta ai gloriosi anni’80. Grazie sentito da parte mia ai giudici  (ce n’era un quarto, Daria Bignardi) che mi hanno dato la possibilità di riascoltare pezzi che hanno segnato la mia vita. Escono gli A&K, che tolgono d’impaccio la produzione per il caos disorganizzato delle prime due uscite. Sono d’accordo con la Maionchi. Gli A&K veri, quelli con Chiara Rigoli, erano una forza. Così come Daniele Vit da solo è bravissimo. Insieme non avevano futuro, è giusto così.

Entra in gara  Mario Spada, con Morgan che adesso ha cinque cantanti,   ma la puntata è caratterizzata dallo “sclero” di Claudia Mori che  mostrando un senso di ironia prossimo allo zero si offende quando mettono a confronto lei che canta “Non succederà più” nel 1981 e la sua immagine attuale. Dieci minuti dopo passa un video di Morgan che fa il verso al Freddy Mercury vestito da donna, contrappunto al pezzo di Chiara. La differenza fra chi ha senso dello humour e chi no. La prossima settimana cantano i Tokyo Hotel. Avrete venti minuti per guardare altri canali. Oppure andate a Milano e fischiateli, come ha fatto il pubblico del teatro all’annuncio di Facchinetti.

 

OVER 25

DAMIANO FIORELLA (Bandiera bianca di Franco Battiato) – Originariamente avrebbe dovuto cantare “Fotoromanza” della Nannini. Tre cantautori su tre canzoni, ma il primo Battiato era diverso…. Il suo Battiato scivola via bene, anche perchè il pezzo è di suo discretamente ironico. Ha un suo modo ben definito di cantare, continua a piacerci soltanto a metà – l’esecuzione effettivamente mancava un pò di quella solennità che aveva l’originale – però la sensazione è che se gli si trova un pezzo adatto può veramente dire la sua.

SOFIA (Overdose d’amore di Zucchero) – Glielo diamo o no un pezzo da rockstar? Purtroppo ha ragione Mara, è un’esecuzione un pò shakerata, manca un pò di brillantezza. Grinta no, quella ce la mette tutta. Però su un pezzo di Zucchero magari ci si attendeva qualcosa di più. Come Daria Bignardi, abbiamo un debole per lei perchè sappiamo quant’è brava. Migliorata, rispetto alle prime due uscite, cresce a vista d’occhio. Ma non abbastanza, ancora.

FRANCESCA CIAMPA (Nothing compares to you di Sinead O’Connor, al ballotaggio Nessun Dolore di Lucio Battisti)- Mah. Mi resta difficile capire perchè è andata al ballottaggio. Può essere solo per la canzone non proprio “popolare”, perchè l’esecuzione è ottima ed oltretutto nel confronto con Sinead O’Connor non esce affatto battuta. Al ballottaggio aveva praticamente già vinto. Era chiaro che avrebbero eliminato A&K.  E comunque vince la sfida.

16-24 ANNI

CHIARA RANIERI (I want to break free- Queen) – Prova generale per dimostrare di saper cantare anche brani più vicini al pop rock, anche se i Queen sono poco inquadrabili in schemi. Bravissima, voce pulita e stentorea ma ormai non fa notizia. Sembra quasi un paradosso, ma l’artista più “di peso” è sempre la più leggera, la più ironica, la più entusiasta di qualsiasi pezzo le si assegni. E’estremamente professionale, ma non fredda. Trasmette grandi emozioni e secono me lo farebbe anche cantando “Le tagliatelle di Nonna Pina”. Se non ci saranno scossoni sarà sfida a due con Marco per la vittoria finale.

MARCO MENGONI (Notorius dei Duran Duran) – Dopo tre puntate possiamo dirlo: questo è forse il primo artista già pronto per un disco puramente ed autenticamente pop. Aveva un brano a lui ignoto – non era nato, quando i Duran Duran cantavano il pezzo – l’ha fatto suo e l’ha interpretato benissimo. Mi piace tantissimo. Lineare, intonato, senza fronzoli. Magari non è originalissimo, come artista, ma in fondo deve cantare canzonette. E sa farlo benissimo.

ORNELLA FELICETTI (Non sono una signora di Loredana Bertè)- Insomma. Avrei mandato lei al ballottaggio, nonostante abbia una bella voce e sia bellissima (ieri veramente sexy, ma tanto proprio). Il pezzo originale è un pò strillato, lei a volte sembra restare un pò “appesa”. E’sembrata una esecuzione un piatta, senza grinta: su questa canzone l’assenza di grinta è un delitto. Il falsetto non c’azzecca niente.

SILVER (Vita di Lucio Dalla e Gianni Morandi) – Mogol-Lavezzi, stile collaudato. Fateci caso, la canzone è stata scritta come l’avrebbe cantata Lavezzi medesimo. Nonostante i nomi di peso, il pezzo è abbastanza facile da cantare e infatti lui va liscio come l’olio. Praticamente una esibizione sul velluto. Bastava adagiarsi sulle note, senza aggiungere niente. Missione compiuta. Il pezzo non è per uno di vent’anni e perlatro lui non l’aveva mai sentito, ma lui lo canta bene. In questo programma, a mio parere, chi interpreta bene brani a lui ignoti va premiato.

 

GRUPPI VOCALI

LUANA BIZ  (Club Tropicana degli Wham) – Casino organizzato sul classicone degli Wham. Poco da dire, è un pezzo che calza bene alle loro voci. L’affiatamento – loro provano su Skype – non ci convince ancora del tutto, ma questo pezzo si canta via con leggerezza e semplicità. Loro entrano bene nella parte. Ha ragione la Mori, molto anni’80, era quello lo scopo, in fondo.

A&K (Survivor di Mike Francis al ballottaggio When you say nothing at all di Ronan Keating) – Grazie per averci fatto ricordare qull’immenso cantautore che risponde al nome di Mike Francis. Purtroppo però l’esibizione non m’è piaciuta, si è sentita la differenza di esperienza fra le due voci. A dire il vero non m’è piaciuto nemmeno l’arrangiamento, che ha tolto la leggerezza al brano. Sarà che sono abituato all’originale e che mi piace troppo. Escono di scena. Non dispiace per il duo, singolarmente avrebbero meritato una chance. Ma quella è un’altra storia.

YAVANNA (Babooshka di Kate Bush) – Praticamente un modo per dimostrare di poter arrivare lassù dove arriva Kate Bush, una delle voci più belle al mondo. Mica semplice. Esame superato, perchè le tre ragazze di Cuneo cantano con la giusta intensità un pezzo davvero straordinario, senza nemmeno provare ad imitare la Bush, che tanto era impossibile. Hanno dimostrato di avere lo X Factor. E il pubblico lo premia. Personalmente non so se comprerei un loro disco, però per essere brave lo sono.

ASPIRANTI CONCORRENTI

PATRIZIO VIOZZI (OVER 25, “It takes a fool to remain sane” dei The Ark) – Negativo. L’originale degli Ark è tutta un’altra cosa. E’sembrato a tratti fuori tempo, piatto e il brano è un pò da “Fools”, come lo è Ola Salo, il cantante “suonatissimo” del gruppo svedese. Tutto troppo piatto, un modesto karaoke. Una scelta ardita, per un pezzo d’esordio. Sbagliata. Non ci duole la sua uscita.

 MARIO SPADA (16-24 ANNI, “Personal Jesus” dei Depeche Mode) – Fatico a capire perchè al primo giro ci si debba confrontare subito con pezzi così complicati. I Depeche Mode sono un gruppo con cui confrontarsi strada facendo, dopo una certa maturazione.  Però lui è bravo, si presenta bene, canta bene e il pubblico lo premia. E’truccato negli occhi, come i Tokyo Hotel della prossima settimana. Sarà una bella sfida di make up.

CHARMS (GRUPPI VOCALI,Tropicana” del Gruppo Italiano) – Sentir cantare questo brano da quattro ragazzi normali, con vestiti normali, facce normali, acconciature normali fa un certo effetto rispetto alle banane, alle maxi gonne ed alle pettinature gonfiate del Gruppo Italiano. Sono bravi, hanno belle voci, che si fondono benissimo, poi il pezzo è leggero, ma vivaddio. Le ragazze non avranno lo stile di Patrizia Di Malta e Raffaella Riva ma ci hanno messo la giusta leggerezza (qualcuno dice anche troppa, che sembrano da villaggio vacanze…oh ma stanno cantando Tropicana, mica Fossati!) In più hanno la bellezza delle ragazze della porta accanto. Non li risentiremo, è un peccato.

 

 

 

“Foot of the mountain”, il grande ritorno degli A-Ha

Questo post è dedicato a quelli come noi che hanno passato i trent’anni. A quella generazione che a suo modo aveva dei miti musicali ben definiti.  Gli A-ha fanno parte di questa categoria. Il gruppo norvegese ha segnato indubbiamente gli anni ’80 della musica europea, forse non quanto Spandau Ballet o Duran Duran, ma sicuramente in modo consistente. E ancora oggi la loro “Take on me” del 1985 è uno di brani più ricordati. Come anche sono rimasti nella memoria collettiva le altrettanto bellissime “The sun always shining on tv” (1985)  “I’ve been losing you” (1986), e “The living daylights” (1987).

Riunitisi di nuovo nel 200o dopo cinque album e qualche anno di lavoro solista, ora tornano in ballo con “Foot of the mountain” e il piacere è quello di sentire che il sound è sempre bello come quello di un tempo. Sopra c’è la track title ma tutto il lavoro ha sonorità eccezionali. Ascoltate per esempio “Mother nature goes to heaven“. Dieci tracce, aperte dal clima più anni ’80 di “The Bandstand“.

Synth pop, come una volta, dopo essere passati anche per la fase rock , ma eseguito con grande maturità artistica, cui la voce di Morten Harket dona sicuramente qualcosa in più. Di seguito “Riding on a crest” e “Shadowside“, presentati in anteprima in due concerti a Londra ed Oslo, “What there is”, dove riecheggia ancora il suono tipico dei loro anni d’oro, “Real meaning“, “Nothing is keeping you here“, fino ai due brani di chiusura, “Sunny mistery” e “Start the simulator“.

Ai più attenti non saranno sfuggite assonanze con i Coldplay, o meglio con la prima produzione della band inglese, che del resto a quei tempi disse proprio di ispirarsi a loro. In giro per l’Europa, il lavoro è già ai vertici delle classifiche: evidentemente i 75 milioni di dischi venduti  nel mondo in  25 anni di carriera hanno lasciato un traccia inedelebile. Da noi l’album uscirà il 17 luglio, ma nonostante la qualità ci sarà da lottare per farsi largo in mezzo  a tanti mediocri prodotti americani. Ed è un peccato.

Ritornano gli Spandau Ballet

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Il signor Tony Hadley ormai è un ricco signore di 48 anni, anche un pò imbolsito, ma che canta ancora da campione. Se ne accorse Meneguzzi l’anno scorso, che ebbe l’idea di invitarlo sul palco di Sanremo per cantare la sua “Grande“. Adesso è arrivato l’annuncio: gli Spandau Ballet tornano insieme.

Per noi figli degli anni’80 sono un pò dei miti, come lo erano i rivali Duran Duran, nell’eterno dualismo fra chi voleva “sposare Simon Le Bon” (anche lui parecchio imbolsito ora…) e chi parteggiava per le melodie straordinarie di “Through the barricades” e “Only when you leave“.

L’hanno annunciato su una vecchia nave da guerra nordirlandese ormeggiata sul Tamigi: subito il Tour, presto nuove produzioni. I loro eterni rivali, nella loro reunion sono andati così così. Molto meglio hanno fatto i Take That, icone degli anni’90.

Si erano sciolti nel 1989 a colpi di battaglie legali fra tre dei componenti ed i fratelli Kemp, adesso rieccoli. Solo un barile da raschiare o volontà di rilanciarsi? Sentiremo. Intanto, per quelli come noi che li conoscevano e quelli che invece sanno a malapena chi siano, in alto c’è “Through the baricades”. Sotto, invece, l’esibizione di Hadley a Sanremo l’anno scorso.

“Back again, no matter what”, il ritorno dei Boyzone

Donne….lustratevi gli occhi. Sono tornati i vostri idoli degli anni’90. Più uomini maturi e meno “boy” ma pur sempre con il loro discreto appeal (almeno così dicono le ragazze a cui ne parlo): riecco i Boyzone, la band irlandese popolarissima nella metà del decennio precedente.

Otto anni dopo l’ultimo lavoro, sull’onda del fenomeno “reunion”, che ha visto tornare in campo Duran Duran, Spice Girls, Queen e altri gruppi internazionali, Ronan Keating ha rimesso insieme la sua band, che rientra con album dal titolo emblematico: “Back again…no matter what“.

Il lavoro è una raccolta contenente un cd ed un dvd con i loro magigori successi più alcuni inediti Il singolo di lancio “Love you anyway” (che traovate in alto) è piuttosto ritmato: crescono un pò i suoi, di pari passo con gli anni dei cantanti e la loro maturazione musicale, resta lo stile cantato e ballato che li ha caratterizzati. Un altro degli inediti è “Can’t Stop Thinking About You”.

EE ci sarà da vedere se i cinque sono tornati per restare o se sarà solo un fuoco di paglia sul modello Spice Girls. Intanto è partito un tour che li sta portando di nuovo come un tempo in giro per l’Europa. Vedremo se ci regaleranno altre nuove produzioni.

“Onde radio”, gli ex Lunapop diventano Liberpool

Riprendo ed approfondisco questa notizia che ho trovato sul blog del mio amico Maxxeo, cui vi rimando. per la serie al peggio non c’è mai fine ecco a voi i Liberpool. Guardate le loro facce. Non vi dicono niente? Probabile. Perchè Alessandro De Simone e Gabriele Galassi erano solo due componenti – piuttosto anonimi – nientemeno che dei Lunapop.

Oscurati dalla presenza ingombrante di Cesare Cremonini e di Ballo, sono evaporati nel nulla al cospetto della carriera da solista del loro ex frontman dopo lo scioglimento della band. Ora sono tornati, con il nome appunto di Liberpool, accompagnati da Andrea Capoti.

“Onde radio” è il modestissimo singolo d’esordio nel quale troviamo come “guest stars” (eufemismo)  gli ex Amici di Maria De Filippi Federico Costantini e Federica Capuano. La sensazione è quella che abbiamo avuto vedendo tornare Tony Hadley sul palco di Sanremo nell’esibizione con Meneguzzi o Simon Le Bon al momento della reunion dei Duran Duran: signori imbolsiti alla disperata ricerca di un ultimo spicchio di popolaritò.

La differenza è che l’ex Spandau Ballet e i Duran Duran riescono ancora a fare delle ottime cose a livello musicale, mentre se il buongiorno si vede dal mattino, questi Liberpool non andranno tanto lontano. In più il sound è lo stesso dei Lunapop di dieci anni fa.

Praticamente è come se il tempo si fosse fermato. L’effetto è quello di una canzone fuori tempo, perchè chi la canta non ha più le physique du rôle per farlo. Non si può continuare ad ammiccare alle adolescenti e fare  i piacioni con le canzoncine da rimorchio quando si ha l’età per metter su famiglia.

Aram Quartet: il 18 luglio esce “ChiARAMente”

Atteso, annunciato, osannato. Adesso arriva. Il titolo (molto “morganesco”) è “ChiARAMente” ed è il primo album degli Aram Quartet, il quartetto leccese trionfatore di X-Factor. Sarà nei negozi (e scaricabile su I-tunes) dal prossimo 18 luglio.

Dieci tracce, nove cover più l’inedito “Chi”, scritto da Morgan, il leader dei Bluvertigo che però poi è stato escluso dal progetto e Gaudì. Nel disco però, c’è molto del cantante milanese visto che le cover sono tutte quelle scelte da lui per gli Aram nel corso della trasmissione.

Si comincia con Pinball Wizards degli Who, a seguire la versione rinnovata di Se bruciasse la città di Massimo Ranieri, poi Walk on the wild side di Lou Reed, Bohemian Rhapsody dei Queen, Un’emozione da poco di Anna Oxa, The Logical Song dei Supetramp, Per Elisa di Alice e Franco Battiato (già campione di vendite fra i singoli), Under Pressure dei Queen, There is something I should know dei Duran Duran e poi l’inedito.

Il problema è sempre lo stesso: troppe poche canzoni in italiano e nessun brano in lingue diverse dall’inglese ma egualmente musicali (e negli anni di canzoni belle in francese o spagnolo, per esempio, ce ne sono state tante). Speriamo nell’album di inediti, che uscirà ad ottobre. Sotto, l’inedito “Chi” e il video ufficiale di “Per Elisa” (una versione rinnovata e rallentata rispetto a quella ascoltata ad X Factor)