Ecco il video di “O-o-O Sole intorno a me” di Michele Perniola (San Marino JESC 2013)

E’ stata ufficialmente presentata l’avventura europea di Michele Perniola, il 15enne pugliese ultimo vincitore di “Ti lascio una canzone che rappresenterà San Marino nel suo debutto allo Junior Eurovision Song Contest, ovvero l’Eurovision per bambini e ragazzi dai 10 ai 15 anni, in programma il prossimo 30 novembre alle 19 italiane e Kiev in Ucraina. Perniola canterà “O-o-O sole intorno a me” e come da regolamento è coautore del brano: ha firmato il testo insieme al suo produttore Antonello Carozza e a Piero Romitelli. La musica è invece di Carozza e del sammarinese Massimiliano Messieri, concertista e insegnate all’Istituto Musicale Sammarinese.

Carozza, molisano, prese parte alla quarta edizione di Amici, così come l’altro autore Piero Romitelli. Entrambi poi hanno fatto Sanremo Giovani: nel 2006 il primo, l’anno dopo con i Pquadro il secondo, arrivando terzo. Perniola riporta dunque un brano in Italiano dopo nove anni nella rassegna e dovrà scontrarsi con altri undici avversari di altrettanti paesi. (qui il post di Eurofestival News). Intanto un’altra artista sammarinese sarà ospite in Italia: si tratta di Valentina Monetta, che ha difeso gli ultimi due anni i colori sammarinesi all’ESC e si prepara al tris. Sarà lei l’ospite speciale, insieme al rappresentante del Belgio 2013 Roberto Bellarosa, della convention di Ogae Italy, l’organizzazione dei fan italiani dell’Eurovision, il programma il prossimo 9 novembre all’Hotel Rome Aeterna di Roma.

Valentina Monetta, il video di “L’amore verrà”. E a gennaio 2014…

Periodo di intenso lavoro per Valentina Monetta, la 38enne italo-sammarinese resa celebre dalla doppia partecipazione all’Eurovision Song Contest.  Mentre si prepara a fare tris il prossimo maggio alla BK Hallerne di Copenaghen e dunque a diventare la quarta artista in assoluto (dopo Lys Assia, Corry Brokken e Udo Jurgens, tutti vincitori) ad aver rappresentato per tre volte di fila il proprio paese, prosegue la sua attività lungo vari binari.

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Valentina Monetta (foto Betiula)

E’ di ieri sera la presentazione del video de “L’amore verrà”, scritto e composto dalla stessa Monetta e contenuto nel suo EP del 2012 “Il mio gioco preferito” ed inserito successivamente  anche ne “La storia di Valentina Monetta”, l’album uscito pochi mesi fa dopo la sua partecipazione numero due all’ESC. lL video è stato girato a Rimini e a San Marino, prodotto da San Marino RTV, è diretto dal sammarinese Michele Massari con la direzione artistica di Fabrizio Raggi, già direttore anche della performance eurovisiva dello scorso maggio in terra svedese. Un brano che ovviamente, essendo del primo periodo della Monetta, ne mostra appieno la sua vera anima, quella jazz.

E intanto nei giorni scorsi, come riferito nei dettagli dal nostro blog partner Eurofestival NEWS, è stato annunciato che il nuovo album  interamente di inediti della Monetta (il primo completo dopo un EP e una sorta di album “vetrina” con pezzi vecchi e nuovi) uscirà a Gennaio 2014 e conterrà pezzi suoi ma anche del suo mentore e produttore Ralph Siegel. Da lì uscirà anche la canzone che porterà in concorso alla rassegna europea, che si svolgerà dal 6 al 10 maggio prossimi.

Tutto questo, ovviamente mentre prosegue ad esibirsi live in giro per l’Europa, come nell’ultima estate, passata tra le coste del Mar Mediterraneo e del Mar Baltico (Stockholm Pride e Eurovision Cruise da Helsinki a Tallinn incontrando i suoi fans internazionali),  e continuando nel frattempo. regolarmente i concerti nei jazz club in Italia. E chissà che stavolta la piccola orgogliosa Repubblica di San Marino non possa festeggiare finalmente l’ingresso in finale.

Ufficiale: Copenaghen ospiterà l’Eurovision Song Contest 2014

ESC-2014-CopenaghenL’annuncio ufficiale è arrivato ieri: sarà Copenaghen, la capitale della Danimarca, ad ospitare l’Eurovision Song Contest 2014, il 6, 8 e 10 maggio prossimi. Ovviamente si sapeva già della nazione ospitante, vista la vittoria di Emmelie De Forest a Malmö, ma non c’era ancora stato l’annuncio della sede, nè della location. L’ESC si sposta dunque come previsto solo di 14 chilometri, dall’altra parte del ponte di Oresund: battute Horsens ed Herning.

La sede effettiva sarà la B&W Hallerne, un ex complesso industriale capace di ospitare 10 mila persone, che per l’occasione verrà aperto e riadattato. Sarà una edizione che strizzerà l’occhio all’ambiente e con alcune novità che sono state annunciate in conferenza stampa e che trovate sul nostro blog partner Eurofestival News. Scelto anche lo slogan della rassegna: “Join us“, che dunque riunirà tutti sotto lo stesso tetto eurovisivo.

Sono già 25 le adesioni pervenute e confermate, con due artisti già sicuri: Valentina Monetta che per la terza volta consecutiva  rappresenterà San Marino, eguagliando Corry Brokken (Paesi Bassi) e Lys Assia (Svizzera), in gara nel 1956, 1957 e 1958 e Udo Jurgens (Austria), in gara nel 1966, 1967 e 1968 e Tijana, che rappresenterà la Macedonia. Quest’ultima è una popolare cantante pop sorella di quella Tamara che fu in gara nel 2008, sempre per il paese della ex Jugoslavia.

Ecco l’elenco aggiornato dei partecipanti: confermati:  Albania, Austria, Belgio, Bulgaria, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Georgia, Irlanda, Islanda, Israele, Lettonia, Lituania, Macedonia, Malta, Norvegia, Paesi Bassi, Regno Unito, Russia, San Marino, Svezia, Svizzera, Ungheria

Eurovision 2014: già 21 paesi iscritti. Monetta tris e la Grecia…

Eurovision 2014Si è già messa in moto la macchina organizzativa dell’Eurovision Song Contest 2014 che si terrà come è noto in Danimarca dopo la vittoria di Emmelie De Forest con “Only teardrops” lo scorso maggio. Decise già le date: 6, 8 e 10 maggio, molto prima rispetto al solito ma è una scelta che DR, la tv danese ha fatto per venire incontro alle tre città ancora in corsa per l’evento ovvero Copenaghen, Horsens e Herning.

Sno già 21 i paesi iscritti, come riferisce il nostro blog partner Eurofestival News: fra questi c’è San Marino. Il direttore di SMtv Carlo Romeo aveva formalmente invitato Valentina Monetta, che negli ultimi due anni, pur non centrando la finale aveva sempre battuto ogni record del paese nel concorso, a prendervi parte per la terza volta e così sarà, con ogni probabilità di nuovo con un progetto di Ralph Siegel, diventando così la prima interprete donna a presentarsi tre volte in gara con lo stesso autore ed eguagliando nel numero di partecipazioni di fila Corry Brokken, Lys Assia e Udo Jurgens.

L’Italia resta in attesa. Il cambio alla direzione relazioni internazionali che sin qui ha avuto la sovrintendenza sulle partecipazioni azzurre non dovrebbe pregiudicare la presenza azzurra, ma come d’abitudine, se ne parlerà ad autunno inoltrato. Chi invece come al solito si è mossa per tempo è la Svizzera, che ha già lanciato il bando: saranno 9 le canzoni finaliste, e come l’anno scorso ci sarà una serata televisiva, il 1.febbraio, in diretta da Kreuzligen, durante la quale sarà scelta la canzone che rappresenterà la Confederazione in Danimarca.

C’è infine grande attesa per capire che ne sarà della Grecia. Come è noto ERT non c’è più, chiusa per decreto dal Governo, ma nei giorni scorsi il parlamento greco ha gettato le basi per la realizzazione di NERIT, la nuova tv pubblica nazionale, più snella, con meno personale e meno budget. Ora si tratterà di capire quando l’emittente sarà in grado di debuttare con le trasmissioni e poi ovviamente dovrà rifare tutte le procedure per l’iscrizione all’EBU. Ammesso che ne abbiano voglia (ma visti gli ascolti “bulgari” è probabile che di sì), sembra difficile che riescano a chiudere le pratiche entro fine anno per eventualmente prendere iscriversi all’ESC 2014. A meno che l’EBU non conceda deroghe: potrebbe anche non essere impossibile visto l’aiuto che sin qui ha dato ai greci per non smettere mai di trasmettere e ripartire.

Umbria Folk Festival internazionale con Koza Mostra e Imany

Già negli anni scorsi, Umbria Folk Festival, la manifestazione popolare che si svolge ogni anno in varie location di Orvieto, in provincia di Terni aveva regalato spettacoli di altissimo spessore. Basti citare la presenza di Goran Bregovic l’anno passato. Quest’anno però la rassegna è ancora di più centrata sull’Europa. Cinque giorni di eventi, dal 20 al 24 agosto, con eventi straordinari.

Ci sarà la possibilità di assistere dal vivo al concerto di Koza Mostra, la folk ska band che sta conquistando l’Europa dopo il sesto posto all’Eurovision Song Contest 2013 col brano “Alchohol is free” assieme ad Agathonas Iakovidis (che però non sarà presente). Già vincitori del premio come band esordiente dell’anno nella natìa Grecia, faranno ascoltare, oltre al brano eurovisivo, altri pezzi del loro lavoro d’esordio “Keep up the rhytm”. Si esibiranno il 23 agosto (prima volta in Italia) e sarà un concerto in solitaria (inizialmente sembrava  avrebbero dovuto esibirsi prima dei Sud Sound System che invece non ci saranno).

E poi sarà la volta di Imany, l’artista francese originaria delle Isole Comore, il cui album d’esordio “The shape of a broken heart” ha vinto 4 dischi di platino trascinato dalla hit “You will never know” di enorme successo in tutta Europa, compresa l’Italia, dove però arriva anche lei per la prima volta. Per lei appuntamento nella serata finale del 24 agosto in un evento che vedrà protagonisti anche Ambrogio Sparagna e l’Orchestra Giovanile di Musica Popolare, Peppe Servillo e Fausto Mesolella della Piccola Orchestra Avion Travel e Francesco Di Giacomo, storica voce del Banco del Mutuo Soccorso.

L’apertura il 20 agosto sarà con il concerto dei Nomadi, in occasione dei 50 anni di carriera, mentre il 21 sera sarà la volta del contest organizzato dal Mei- Meeting delle Etichette Indipendenti per band folk emergenti e  di Ginevra Di Marco, ex voce dei CCCP e oggi protagonista della musica folk e popolare. Il 22 invece, sarà la volta di Vinicio Capossela e la Banda della Posta in Musica per Sposalizi.  Tutti gli eventi sono in programma a Piazza del Popolo alle 21.30 (ore 20 per il contest del Mei, a seguire Ginevra Di Marco).

“Poupée de cire, poupée de son”: Jenifer ricanta France Gall

Vecchi successi che ritornano, con grande piacere. Come “Poupèe de cire, poupée de son“, brano con cui France Gall (appunto, francese) vinse l‘Eurovision Song Contest 1965, all’auditorium di Napoli, gareggiando sotto le insegne della tv del Lussemburgo. Forse, in assoluto, uno dei brani più belli della storia eurovisiva, senz’altro uno di quelli che hanno maggiormente venduto  (500mila copie, primo brano dell’Esc non in lingua italiana ad entrare nella nostra top 10) e che è stato maggiormente coverizzato.

A rilanciare l’artista e il brano è Jenifer Bartoli, una delle maggiori artiste del pop francese contemporaneo, da anni campionessa di vendite. La sua versione del singolo eurovisivo fa à da preludio all’album “I love France“, che uscirà a giugno e conterrà tutte riedizioni di canzoni di France Gall. Il video, molto simpatico, la vede giocare con la sua immagine e fare la sexy. Soprattutto, questo brano che ha ormai quasi 50 anni, si dimostra ancora incredibilmente attuale. Del resto, porta la firma di Serge Gainsbourg, mica uno qualsiasi. Sotto trovate la versione originale e invece cliccando sul  link la versione italiana (“Io si tu no”, che ne fece la stessa Gall).

E dire che France Gall non ha mai amato questo brano, rifiutandosi a tutt’oggi di rieseguirlo in pubblico. Forse perchè, come lasciò intendere lo stesso autore, “la bambola di cera, la bambola che canta” (ma anche “bambola riempita di segatura”, secondo la traduzione letterale che richiama appunto ad un oggetto inanimato controllato da altri) sarebbe proprio la bionda interprete.

“We write the story”, l’inno eurovisivo unisce due generazioni

Fra le tante cose nuove che si sono viste nell’edizione 2013 dell’Eurovision Song Contest c’è stata anche la passerella che ha visto protagonisti i 26 cantanti della serata finale, che prima delle esibizioni hanno sfilato con una parte della delegazione e con una bandiera in mano.  La musica che li accompagnava era “We write the story”, primo inno ufficiale della storia eurovisiva.

Una canzone quasi regale, che unisce due generazioni, visto che è stata composta da Bjorn Ulvaeus e Benny Andersson, ovvero i due componenti maschili dei mitici Abba, lanciati proprio dall’Eurovision, vinto nel 1974 con “Waterloo” e da Avicii, un dj fra i più in voga attualmente sul territorio continentale. Non solo una passerella davanti a oltre 100 milioni di persone, ma il brano sta anche entrando in classifica dovunque. Meno che da noi, ovviamente.

Emmelie De Forest vince l’Eurovision 2013, Mengoni settimo

La distanza fra l’Eurovision 2013 e quello dell’anno prossimo? Sedici chilometri. Quelli della lunghezza del ponte di Øresund, che separa Malmö da Copenaghen. Emmelie De Forest con “Only teardrops” ha vinto l’Eurovision Song Contest, riportando così in Danimarca il trofeo dopo 13 anni. Una vittoria annunciata sin dalla vigilia e ampiamente pronosticata dai bookmakers, che nemmeno le evidenti stecche in prova hanno evitato, anche grazie al massiccio afflusso di televoti. Emmelie De Forest ha visto con 281 punti, ed aveva già trionfato a 4 votazioni dalla fine. Sul podio si piazzano anche Farid Mammadov (Azerbaigian) con “Hold me” (234) e “Gravity” di Zlata Ognevich (Ucraina) con 214.

E’la terza vittoria danese nella manifestazione, dopo quella del 1963 di Grethe e Jorgen Ingemann con “Dansevise” che a Lussemburgo batterono per due soli punti (ma con un voting diverso) e fra le contestazioni la svizzera Esther Ofarim  e quella totalmente fuori pronostico del 2000, quando sempre in Svezia, ma a Stoccolma, i fratelli Olsen portarono sul tetto d’Europa la loro “Flying on the wings of love”, in barba ai bookmakers che la pagavano 500 a 1.

L’interscambio turistico-commerciale fra Svezia e Danimarca, che è stato alla base del progetto Malmö, con tanti alberghi prenotati nella capitale danese, che del resto è facilmente raggiungibile dalla città sede eurovisiva anche in treno, proseguirà con ogni probabilità anche l’anno prossimo: un altro esempio da mettere sulla scrivania dei soloni che dicono che organizzare l’evento è un salasso a perdere. Dei circa 15 milioni (di cui 6 dall’Ebu e 2 dal Comune della città svedese) sborsati, ne sono ritornati indietro un bel pò e i dati che arriveranno a breve sulla ricaduta economica lo confermeranno.

L’Italia esce a testa alta: Marco Mengoni e la sua “L’essenziale” in versione lievemente  sforbiciata, chiude al   settimo posto con 126 punti, sfoderando una prova convincente dal punto di vista dell’interpretazione. Orgoglioso di aver sventolato la bandiera italiana prima nella passerella che – situazione inedita – ha aperto la rassegna mentre scorrevano le note di “We write the story”, l’inno scritto da Bjorn Ulvaeus e Benny Andersson degli Abba in collaborazione con il dj Avicii. Qui sotto, in questa immagine, la classifica completa.

Voting

LA SERATA – Serata piacevole col commento di Marco Ardemagni, Filippo Solibello e Natasha Lusenti meno brillanti dell’anno scorso e fieramente (e giustamente)  partigiani  (anche se non hanno riconosciuto nella spokesperson tedesca Lena, la cantante vincitrice nel 2010 e diventata stella del pop mondiale grazie all’Eurovision…), che ha regalato uno spettacolo come sempre straordinario tanto che tu twitter anche i neofiti dell’evento sono rimasti sorpresi dalla velocità dello show, così distante dagli impalati ritmi italiani.

VINCITORI E VINTI- Male, malissimo la Spagna. Pur nella partigianeria che sempre un pò accompagna questo blog quando si parla della musica iberica, è innegabile che la prestazione peggiore della serata sia stata nettamente quella degli El Sueño de Morfeo: almeno un paio di stecche colossali di Raquel del Rosario ad affossare un pezzo già deboluccio in partenza: gli 8 punti (di cui 2 dall’Italia) ed il penultimo posto sono il peggior risultato spagnolo dal 1999,  quando Lydia giunse ultima con appena un punto: persino Soraya, che pure lei chiuse penultima nel 2009, raccolse di più, con 23 punti. E fecero meglio (21) anche le Las Ketchup nel 2006. Una disfatta, dunque.

Pessima anche la prova di Bonnie Tyler, sin troppo sottotono su un pezzo anch’esso un pò debole, rialza un pò la classifica, ma certo non il morale dei britannici i quali, a dire il vero, un pò questa situazione se la meritano: almeno capiranno, una volta per tutte, che è il caso di chiudere il filone “Oldies but goldies” e cominciare fare sul serio (se non con l’artista, almeno con la canzone). Grandi sconfitti, sicuramente i tedeschi Cascada, che pure al cospetto di una buona prova, pagano forse un sound un pò abusato ed un brano che pur bello e radiofonico, non era il meglio della loro produzione (la solita vecchia storia: chi è già famoso viene all’ESC con i lati B invece che con pezzi “vetrina”). La Francia ed Amandine Bourgeois, chiudono in posizione 23, ma in questo caso era dura in partenza. E infatti.

Detto dei meritati piazzamenti per Margaret Berger (Norvegia), quarta e Dina Garipova (Russia), quinta va detto che le tre canzoni sul podio non rubano niente. Pur con qualche incertezza vocale (ma meglio nel live della finale che in prova), Emmelie De Forest ha mostrato di saper reggere il palco, il brano è fresco e radiofonico ed estremamente eurovisivo.

Farid Mammadov ha dimostrato di essere un notevole performer, cantando per esempio meglio di tanti artisti con maggiore esperienza e la sua “Hold me”, dal sapore decisamente anni 90 partiva con un ottimo credito si tra i fan che fra alcuni addetti ai lavori: è un pezzo di cui con ogni probabilità ci si dimenticherà presto (il riscontro discografico darà conferme o smentito), ma che indubbiamente in questa rassegna funziona. E che comunque anche in una nostra radio non farebbe una figura peggiore di una traccia 5 di un qualsiasi album di un qualsiasi artista di Amici.

Zlata Ognevich e  “Gravity” erano sin dall’inizio accreditate di un posto sul podio e la prova impeccabile dell’artista ucraina  al servizio di un brano molto eurovisivo è  il suggello al terzo posto. Ecco, con un piccolo sforzo mentale, ci si arriva facilmente. Al di là degli inevitabili blocchi (che hanno inciso, ma non più di tanto: chi è arrivato sul podio ha preso voti un pò dovunque), la differenza fra chi ha vinto e chi ha perso sta qui: Marco Mengoni, Anouk e Amandine Bourgeois a parte, gli artisti con maggiore esperienza sono arrivati pensando di potersela cavare con poco, hanno sciorinato prestazioni mediocri e ancora una volta sono stati puniti.

Chi arriva alla rassegna portando canzoni non abbastanza forti o prendendo sottogamba la manifestazione, resta scottato. I paesi del Nord Europa e quelli dell’Est lavorano mesi interi per arrivare al massimo all’appuntamento eurovisivo, curando tutto nei minimi dettagli: l’artista, la canzone, la performance. E magari facendosi anche un giro dove serve (azeri docet: anche quest’anno la produzione, la stessa da 4 anni, ha lavorato bene).

Ma attenzione: l’ESC non è solo un fatto del Nord o dell’Europa dell’est. E’ un fatto di chi lavora bene. Ne è testimonianza l’onorevolissimo nono posto di Anouk che ha rivitalizzato i Paesi Bassi, i quali non centravano una finale da 10 anni: con un pezzo difficile, una interpretazione intensa (la migliore della sera dopo quella di Mengoni ed insieme a quella dell’islandese Eithor Ingi) e tanta voglia di far bene ha dato nuovo slancio alla propria carriera internazionale e con ogni probabilità ha fatto fare alla tv ascolti da record.

E che dire dei greci Koza Mostra ft Agathonas Iakovidis? Coi tempi che corrono non si può certo dire che la Grecia giocasse per vincere. Il sesto posto (miglior risultato dal 2008)  sta quasi stretto ad una delle migliori proposte in concorso, che senza alcuna pretesa, è cresciuta di gradimento strada facendo. Di pari passo con la volontà  dell’ensemble di voler comunque dire la propria nel concorso anche nella situazione del paese. Per non dire di Malta, che con Gianluca Bezzina è arrivato davanti ad Anouk e ora si appresta forse anche a raccogliere qualche soddisfazione in termini di vendite. Prima o poi il concorso, sbarcherà sull’Isola.

L’Italia può andare fiera del settimo posto di Marco Mengoni: se non tutti apprezzano questo tipo di melodia tipicamente tricolore (qualcuno che sa di musica più di chi scrive per questo blog l’aveva anche detto…), il plauso per la sua voce, per la sua interpretazione è stato generale. Se questa per lui doveva essere un prova per cercare di capire c’è la possibilità di aprirsi nuove porte al di fuori dei confini nazionali, è senz’altro superata. Quanto alla Rai e l’Italia, è da qui che devono adesso ripartire in prospettiva futura. Giocare per vincere si può, basta solo prendere un pò meglio la mira.

 NOTA A MARGINE: A San Marino ieri sera avevano ancora i musi lunghi per l’incredibile mancata qualificazione, ma a fine serata, quando l’Ebu ha pubblicato le classifiche complete delle semifinali alla delegazione è spuntato un sorriso: Valentina Monetta ha chiuso undicesima, con 47 punti: lontana dal decimo posto georgiano (65), ma col miglior risultato assoluto, sia in termini di classifica, che in quelli di punteggio. Che la semina continui, prima o poi si raccoglie.

Eurovision Song Contest 2013: stasera su Rai 2 la finale con Marco Mengoni

ESC2013_butterfly_background_sloganDopo l’incredibile successo della diretta di Rai 5 della prima semifinale (raddoppiati gli ascolti della rete) e dopo l’ottimo commento di Smtv per la seconda semifinale, stasera è arrivato il grande momento. Alle ore 21, va in onda dalla Malmo Arena la finale dell’Eurovision Song Contest 2013. Marco Mengoni, rappresentante italiano, canterà la sua “L’essenziale” avvolto in un abito verde pavone di Ferragamo, in posizione 23 su 26, dunque abbastanza vicino alle votazioni.

Il tutto sarà stasera in diretta su diretta Rai 2, commento Marco Ardemagni, Filippo Solibello e Natasha Lusenti; oppure in diretta su Sm TV San Marino (73 tivùsat e DTT solo in Emilia, 520 Sky e su  Hotbird (frequenza 12149 27500 ¾ polarizzazione verticale),  commento Lia Fiorio e Gigi Restivo. Per l’Italia, ad annunciare i voti sarà Federica Gentile, già voce della prima semifinale, mentre San Marino si avvarrà di John Kennedy O’Connor, giornalista inglese e biografo ufficiale della rassegna.

Come sempre, il voto sarà per metà tramite giurie nazionali (che hanno votato ieri), per metà tramite televoto. Ricordiamo che il regolamento della rassegna prevede che NON si possa votare il cantante del proprio paese, pertanto NON POTETE VOTARE MENGONI, ma uno degli altri 25 artisti in concorso.  Due le modalità di voto abilitate dal nostro Paese:

  • via SMS al numero 4770772
  • tramite App per smartphone e tablet Android o Apple

Televoto via SMS. Ogni utenza telefonica potrà inviare massimo 5 voti/SMS per serata al numero 4770772. Le utenze abilitate sono quelle degli operatori di telefonia mobile TIM, Wind, Vodafone, 3 e PosteMobile. Il costo di ogni singolo SMS/voto inviato è pari a 1 euro iva inclusa per TIM, Wind, Vodafone e Postemobile, mentre di 1.01 euro iva inclusa per quelli inviati da utenze 3 Italia. Ricordiamo che quest’anno non sarà possibile votare tramite telefonia fissa.

Di seguito l’ordine d’esecuzione completo:

  1. Francia – Amandine Bourgeois – “L’enfer et moi”
  2. Lituania – Andrius Pojavis – “Something”
  3. Moldavia – Aliona Moon – “O mie”
  4. Finlandia  – Krista Siegfrids – “Marry me”
  5. Spagna – El sueno de Morfeo – “Contigo hasta el final”
  6. Belgio – Roberto Bellarosa – “Love kills”
  7. Estonia – Birgit – “Et uus saks alguse”
  8. Bielorussia – Alyona Lanskaya – “Solayoh”
  9. Malta – Gianluca – “Tomorrow”
  10. Russia – Dina Garipova – “What if”
  11. Germania – Cascada – “Glorious”
  12. Armenia – Dorians – “Lonely planet”
  13. Paesi Bassi – Anouk- “Birds”
  14. Romania – Cezar – “It’s my life”
  15. Regno Unito – Bonnie Tyler – “Believe in me”
  16. Svezia – Robin Stjernberg – “You”
  17. Ungheria – ByeAlex- “Kedvesem”
  18. Danimarca – Emmelie de Forest – “Only teardrops”
  19. Islanda – Eithor Ingi – “Eg a lif”
  20. Azerbaigian – Farid Mammadov – “Hold me”
  21. Grecia – Koza Mostra ft Agathonas – “Alchohol is free”
  22. Ucraina – Zlata Ognevich – “Gravity”
  23. ITALIA – Marco Mengoni – “L’essenziale”
  24. Norvegia – Margaret Berger – “I feed you my love”
  25. Georgia – Nodi & Sophie – “Waterfall”
  26. Irlanda – Ryan Dolan – “Only love survives”

ESC 2013, il regolamento che doveva migliorare e quell’Italia ancora lontana

Una cosa è certa. Se le nuove regole imposte dall‘Ebu (classificazione di tutti i brani della serata per formare poi la top ten) erano pensate per rendere più agevole la vittoria o la qualificazione a tutti e per limitare il block vote, non hanno funzionato. Le due semifinali hanno portato ad un parterre di finalisti che non si vedeva dal 1985, senza paesi del mondo slavo. Non solo, sarà una finale con tutte e sei le scandinave e otto ex sovietiche su nove (eliminata solo la Lettonia).

Spiace soprattutto per San Marino, che credeva molto nel progetto “Crisalide” e che forse è rimasto incastrato proprio in questo meccanismo perverso che da canzone preferita dai fan l’ha trasformata, con ogni probabilità nella vittima sacrificale. E proprio nel momento in cui la convenzione con la Rai sta per essere firmata (giusto nei giorni scorsi c’è stato l’incontro fra il governo sammarinese e la presidente Tarantola), una serata come quella di ieri mette tanti cattivi pensieri in testa per il futuro. L’Eurovision per il Titano è una vetrina, come lo è per tante piccole realtà, eppure sembra che non ci sia spazio per chi ha tanta voglia di mettersi in mostra, ha pochi soldi eppure lavora con serietà e professionalità come -e tavolta anche meglio- di chi può contare su fiumi di denaro.

Non è una questione di qualità. Di belle canzoni, di prodotti di buon livello, in finale ce ne sono diversi, anche fra le canzoni che hanno passato il turno  ieri sera. Nè è una questione di sound, perchè il brano di Valentina Monetta non era meno vintage di quanto non fossero quelli di Georgia e Azerbaigian o di quanto non lo fossero martedì sera quelli di Estonia, Irlanda o Russia. Il ridimensionamento della rassegna voluto dall’Ebu non può che dare buoni frutti, ma se la si vuole davvero rendere alla portata di tutti, bisognerebbe mettere in condizione i piccoli paesi di giocare se non alla pari con gli altri, almeno in condizioni di non sentirsi svantaggiati in partenza.

Poi è chiaro che un ruolo importante lo giocano il brano, l’artista e la performance (oltre alla fortuna: l’essere stati lontano dalla semifinale italiana, sicuramente ha influito sulla mancata qualificazione biancoceleste e i risultati che usciranno sabato notte diranno quanto), ma la sensazione che da qualche parte ci sia un corto circuito che non si riesce a riparare è palpabile. Per esempio, senza che la cosa venga presa male dagli amici rumeni: possibile che anche col nuovo regolamento basti solo la massiccia presenza dei connazionali sparsi per l’Europa per far passare un progetto che scarterebbero anche nelle peggiori balere di periferia come quello di Cezar? Sarà interessante,anche in questo caso, capire qual è stato il peso delle giurie. Ieri notte, intanto, Mengoni è stato posizionato al numero 23 (su 26) della finale: almeno la Rai sarà contenta, terrà i telespettatori incollati alla tv per un bel pezzo.

SOLONI E GIUDIZI SOMMARI– Quello che invece è già ben chiaro è che ciò che continua a marcare la distanza fra l’Eurovision e la possibilità che questo prenda definitivamente piede in Italia è lo stantìo provincialismo italocentrico che accompagna fruitori e destinatari della musica a tutti i livelli. Una storia vecchia, che c’era già negli anni 60, quando  ad esempio, durante l’edizione di Napoli 1965 i nostri cronisti scrivevano di come “Poupée de cire, poupée de son” (poi successo mondiale) fosse “la peggior canzone in concorso” stupendosi poi della sua vittoria e facendo notare “l’abisso che c’è fra i motivi in concorso e i brani presentati da Del Monaco” (chiamato a premiare il vincitore ndr)” O come quando nel 1970 si scriveva di ESC paragonandolo a rassegne “ben più valide ed importanti come il nostro festival di Sanremo” o quando nel 1971 un quotidiano scrisse dei brani eurovisivi come “canzonette da quattro soldi, omicidi musicali” e del contesto come “Uno zoo canoro fatto di animali spelacchiati e zoppicanti”

A distanza di anni, sono cambiati i mezzi, non i modi. Si accende uno streaming, si apre un social network e si commenta. Senza nemmeno informarsi. Gli stessi che scrivono di “feticismo per le farfalline” solo perchè le cartoline sono accompagnate da quello che in realtà è il simbolo della rassegna sono gli stessi che elogiavano la farfallina (una sola) di Sanremo. Che non era trash. Ma le canzoni dell’Eurovision si. Tutte. Solo perchè uno invece di stare impalato davanti a un microfono, ci mette un balletto. O una scenografia che non è quella standard. O un abito glitterato.

Gli stessi che esaltano le produzioni fatte in serie che escono da certi programmi e le loro canzoni che non varcano i confini nazionali e poi si permettono di apostrofare come “imitazioni da poracci” artisti che se non avranno tutti il successo discografico, sicuramente hanno tutti avuto una platea di cento milioni di persone. E le cui messe in scena, in molti casi,  sono costate fiori di soldi. Poco importa che magari l’artista sia bravo, che abbia voce o abbia un pezzo radiofonico. E’lontano dai gusti italiani, quindi è trash, a prescindere.

Perchè il metro di paragone è sempre l’Italia. Sei primo in classifica su I Tunes in Italia? Sei il migliore che c’è, altrochè. E se in Europa non sfondi, è l’Europa che non ti capisce, perchè se sei in testa nella “patria della musica” (?!?) hai già una consacrazione assoluta. Dire la propria. Senza informarsi, senza sforzarsi di capire, di sapere e di ascoltare. Come quello che subito dopo la vittoria di “Euphoria”, col brano già in testa alle classifiche di tutto il continente commento: “è più facile che oggi i ragazzi di Roma, Parigi, Berlino o Madrid, abbiano nel loro Ipod i brani di Lady Gaga, o Beyoncè, piuttosto che la canzone di questa sconosciuta svedese“. Chissà se poi gli hanno spiegato che la canzone è arrivata in vetta in 21 paesi, vincendo 12 dischi di platino.