“Lontana da me”, il nuovo singolo di Coez

Nel grande marasma del rap italiano, come già detto, ci sono pochissime luci e parecchie ombre. Una delle poche luci è Silvano Albanese in arte Coez, 30 anni, romano nato a Nocera Inferiore. Diversi anni di gavetta nei circuiti alternativi prima di un anno, quello che si sta concludendo, che lo ha visto affacciarsi per la prima volta nel mainstream, grazie all’etichetta Carosello, che ha dato alle stampe l’album “Non erano fiori”.

Il buon successo radiofonico (meritato) del primo singolo “Siamo morti insieme” lo ha fatto conoscere al grande pubblico e adesso esce “Lontana da te“, nuovo estratto dall’album. Genere che divide, il rap crossover, ma almeno sul fronte di Coez la distanza fra le produzioni europee e il modo di fare hip hop italiano è più sottile. Il pezzo si fa ascoltare e propone sicuramente un lato diverso di questo genere, molto soft, con testi pensati e non banali.

Autoesaltazioni, attacchi e liti “mainstream”: la triste deriva dell’hip hop italiano

Tempo fa avevamo parlato qui dell’eplosione del rap italiano nelle classifiche. Artisti hip hop passati dal semi-anonimato al primo posto in classifica sull’onda di quella che purtroppo sembra diventata più una moda che una vera tendenza musicale. E avevamo parlato di quanto, con rare eccezioni, siano mediocri e banali i testi che accompagnano i beat degli artisti hip hop nostrani.

Ora torniamo a parlarne perché dopo l’autoreferenzialità, caratteristica tipica dell’hip hop nostrano, adesso la nuova terribile deriva sembra essere quella dell’autocelebrazione e dell’autoesaltazione. In pochi anni s’è passati dalle innocue “Applausi per Fibra” (che pure è uno che non si sottrae alla banalità, ma almeno su questo fronte specifico  non si distingue più di tanto) e “Click” di Entics, che è più un ringraziamento (peraltro simpatico)  alle fan che altro, a brani pieni di esaltazione personale e di attacchi al resto del mondo del rap.

LE INUTILI DIATRIBE FRA RAPPER – E quel ch’è peggio è che una volta le liti fra rapper (i cosiddetti “dissing”)  erano confinate nei mixtape che giravano fuori dall’ambiente mainstream, adesso invece diventano i singoli di lancio degli album. In questo senso, il testo di “Musica commerciale” di Jake La Furia, per esempio, nel quale c’è un chiaro attacco ai colleghi che avevano accusato lui e i Club Dogo di essersi piegati alle esigenze del mainstream, è emblematico. Autoesaltazioni da “self made rapper” e liti stantie che in fondo a chi ascolta la musica poco dovrebbero interessare  e che magari invece preferirebbe un testo sociale (come molti rapper sanno bene fare) o anche solo una roba più leggera, per divertirsi.

Che poi il testo, nelle parti in cui si difende dalle accuse sia condivisibile (e lo è), c’entra poco. Non si capisce il perché una canzone come questa invece di essere, per esempio, la anonima traccia 7 di un album, ne sia addirittura la titletrack. Soprattutto quando si sconfina in raffinate licenze poetiche come “Fate cagare” e “andate affanculo”. E si passa dall’autodifesa all’autocelebrazione.  Per carità, non è il primo, a mettere in piazza tutto il proprio orgoglio attaccando i colleghi. L’anno scorso l’aveva fatto Marracash, che celebrandosi come il “King del rap” se n’era uscito con “simpatiche espressioni” rivolte ai colleghi come “Questo non è un dissing è un pissing perchè vi piscio”. In mezzo a tre minuti di autolaudi da far impallidire Narciso e a cose come “non c’ho manco un parente ricco”: chiaro il riferimento a Jake La Furia, figlio del pubblicitario milanese Giampietro Vigorelli. Curioso che ora i due collaborino insieme proprio per l’esordio da solista del componente dei Club Dogo.

 Prima ancora, a mettere in piazza (ma su un circuito meno commerciale) la propria rabbia fu Missa, già Miss Simpatia ed ex fidanzata di Fabri Fibra (quella che a Sanremosocial 2011 presentò la gustosa Ninna Nanna Rap per il figlio in grembo e alle audizioni rischiò di svenire mentre cantava all’ottavo mese di gravidanza): “Ciao Fibra” però la metteva sul piano “amoroso”, anche qui scendendo parecchio sul pesante, attaccando l’artista sul piano “fisico”.

“IO SO’ IO” – Poi invece ci sono quelli che arrivati ad un certo punto della loro carriera nata dal nulla, ci tengono a far sapere che loro sono i migliori. “Moreno è la novità, Moreno è la novità”, rappato da Fibra nella sua partecipazione al brano di Moreno, sembrava il fondo del barile “Ascoltarvi è stata una punizione, come trony no paragoni se invento suoni più veloci di Sonic al Nintendo“, rappa Moreno e giù attacchi, come da tendenza attuale) e invece, guardandosi attorno, quasi impallidisce, risultando poco più che un innocuo spot promozionale per il genovese fresco vincitore di Amici. In giro c’è molto di peggio, nei dischi e sul palco.

Ad Orvieto, lo scorso 23 agosto, Fedez era in concerto nell’ambito di Umbria Folk Festival nella stessa sera in cui cantavano anche i Koza Mostra, band greca nota in tutta Europa per la partecipazione all’Eurovision Song Contest e di recente sullo stesso palco dei Gogol Bordello. Fedez avrebbe dovuto cantare prima e i Koza Mostra subito dopo. Ma il milanese, pare, abbia chiesto ed ottenuto di cantare per ultimo. E poi c’è Emis Killa. Che già ne “Il peggiore” si difendeva dagli attacchi autoesaltandosi e che nell’ultimo singolo “Wow” si autocelebra a tal punto da paragonarsi quasi  a Cristo, facendo sfoggio dell’acquisita ricchezza. Il testo è qui, merita una lettura. Della serie: come siamo caduti in basso

Surfa, quando l’hip hop italiano scala le charts

Raramente ci occupiamo di hip hop allo stato puro, ma due parole su questo ragazzo vanno dette. Lui si chiama Surfa, ha 25 anni e il suo album “Gabriele”, che è già il quarto, sta incredibilmente scalando a spallate le charts digitali italiane: è al quinto posto.  Incredibilmente non perchè non valga, ma perchè di solito è molti difficile che un artista giovane, senza una major dietro, che fa una musica non proprio alla portata di tutti riesca a mettersi dietro gente come Daniele Silvestri, Morandi e Gianna Nannini, solo per dirne alcuni. E l’ingresso è stato anche più alto.

Se non vi piace l’hip hop puro, con pochissime concessioni al crossover, allora il disco non vi piace. Ma se amate la musica a tutto tondo, in “Gabriele” (che poi è il suo nome di battesimo) c’è di che ascoltare. Tutti inediti. “La mia storia”, il singolo che accompagna l’album, è un pò la storia della sua vita, raccontata da una angolazione diversa. Con un messaggio importante a centro pezzo: “Non serve drogarsi per sorridere”.  Fra i brani ci sono anche due collaborazioni con Daniele Vit, già passato da X Factor negli A&K.

“Beggin” e “Back on the road” ritmo norvegese con i Madcon

Ok ok. A guardarli in faccia questi due ragazzi proprio di Oslo centro non sembrano. E infatti non lo sono. O meglio, lo sono solo in parte. Kapricorn e Critical, i componenti del duo norvegese Madcon hanno entrambi origini africane.

Il primo è nato in Germania da genitori sudafricani e vive da tempo ad Oslo, dove tra l’altro ha partecipato – vincendo – all’equivalente norvegese di “Ballando con le stelle“, il secondo è nato in Norvegia da parenti etiopi ed eritrei.

Beggin” è un bell’esempio di hip hop, un successo che ha conquistato le platee di mezza Europa, arrivando a riscuotere consensi anche da noi (era nella compilation del Festivalbar) e a mesi dalla sua uscita è ancora suonatissimo.

Da poco però è uscito anche il secondo singolo, l’altrettanto energetico “Back on the road”. Ascoltiamoceli entrambi. Il primo è in altro (non è il video originale, non ce lo fanno incorporare), il secondo lo trovate cliccando sul titolo. E buono scuotimento.

“Vieni a ballare in Puglia”: la denuncia di Caparezza ft Al Bano

Il problema è che le cose bisogna saperle raccontare. Soprattutto quando parli dei problemi di un Paese. Qualcuno ci ha provato  con la retorica e facendo di tutta l’erba un fascio (“In Italia“, di Fabri Fibra), altri ci hanno messo l’ironia e la testa e l’effetto è ben diverso.

“Vieni a ballare in Puglia“, di Caparezza, secondo singolo estratto dall’album  “Le dimensioni del mio caos” è un cazzotto nei denti. Perchè prima l’ascolti, fai un sorriso e pensi a quanto è ironico questo qua. Poi la riascolti, magari col testo davanti e capisci che non è ironico per niente. E che quando dice “Vieni a ballare in Puglia” non si riferisce solo al senso letterale del termine.

Una denuncia sulla situazione del lavoro nella sua regione, alla quale contribuisce anche Al Bano, con un cameo ed una partecipazione al video. Un brano duro eppure bellissimo, che mette in piazza impietose le due facce della Puglia, quella che si mette la maschera per i turisti e quella vera, che guarda ogni giorno chi da quelle parti ci vive.

Troppo catastrofista? Forse. Ma se vi andate a leggere il testo  vi rendete conto che di canzoni così c’è sempre bisogno. Il resto è una bella taranta che non puoi stare fermo, in puro stile Caparezza. Michele Salvemini da Bari davvero non è più quello dei tempi di Mikimix e quel Sanremo del 1997 quando cantava di sonnellini e pisolini sembra lontano anni luce.

Ah dimenticavo, nel finale si sente  un sample di “Nel Sole” di Al Bano, precisamente il pezzo in cui canta “e nel sole io verò da te”. Dopo tre minuti passati a discorrere di un paese dove ci si ammazza con poco, è una scelta di una ironia tagliente e allo stesso tempo un grido di speranza. O forse no, è solo un altro cazzotto in faccia. Di seguito, il brano. Meditate gente, come diceva Renzo Arbore nello spot della birra.

“Badabum Cha Cha”, Marracash e i tormentoni intelligenti

C’è tormentone e tormentone. Quello che ti fa ballare e quello che ti fa pensare. Quello che ti fa fare entrambe le cose e quelli che invece ti lasciano un pò così.

Estate, tempo di tormentoni e se qualcuno ha completamente sbagliato la mira (la retorica populista “In Italia” di Fabri Fibra), altri hanno indovinato tutto. Di Rodolfo Chikilicuatre e il suo “Baila el Chiki Chikiavevamo parlato, stavolta tocca a Marracash.

Fabio Rizzo, in arte Marracash, è uno dei componenti della Dogo Gang ed è appena arrivato sulle scene col primo album da solita, che porta il suo nome.

Il brano di traino è questa “Badabum cha cha“, che è una sorta di tormentone che prende in giro tutti i tormentoni e i personaggi costruiti, come i Tokyo Hotel (“dice vendi ai 12enni questa è la realtà/ metti un pò di trucco in faccia fa novità“) e un’accusa nemmeno troppo velata a quelle major che adesso però l’hanno accolto a braccia aperte e all’Italia che in genere dà poco spazio alle novità musicali (di ogni tipo). Qui il testo completo.

Un filone sociale che punta al quotidiano, che risuona in tutti i dodici pezzi dell’album, nel quale compaiono anche J-Ax (ex Articolo 31) e altri personaggi del mondo hip-hop. Non mancano però  in tutto l’album le canzoni con stuccehevole riferimento alla vita “contro” dell’artista. Ormai sfogare la rabbia in musica sembra diventato irrinunciabile.

Ma il tormentone del “Badabum cha cha” è di quelli buoni e Marracash, quando l’ha composto, lo ha capito subito.  Adesso che sono arrivati anche i tanti agognati soldi, chissà se il suo mondo, quello di coloro che devono essere per forza “contro”, continuerà ad accettarlo.

Il Bagatto-La Rossa a metà

La bionda è per me, la mora è per te, e poi se ti va c’è la rossa a metà“. L’Hip Hop in giacca e cravatta, dal sapore vagamente maschilista si chiama Il Bagatto. Questo pittoresco artista torna in rampa di lancio otto anni dopo “Portami al party”, con il nuovo album “Il viaggio del pazzo” e con questo singolo nel quale cantano anche Tormento, ex Sottotono e Spitty Cash.

Artista completo, musicista, amante del cinema, giornalista (piacere, collega!), il Bagatto è la dimostrazione di come si possa fame dell’ottima musica, buona anche agli orecchi più commerciali, anche con un genere così difficile. Sul suo myspace, fra l’altro sono ascoltabili anche suoi brani precedenti come “Quando partivano i lenti”. E non si può fare a meno di abbtere il tempo con i piedi…