“Poupée de cire, poupée de son”: Jenifer ricanta France Gall

Vecchi successi che ritornano, con grande piacere. Come “Poupèe de cire, poupée de son“, brano con cui France Gall (appunto, francese) vinse l‘Eurovision Song Contest 1965, all’auditorium di Napoli, gareggiando sotto le insegne della tv del Lussemburgo. Forse, in assoluto, uno dei brani più belli della storia eurovisiva, senz’altro uno di quelli che hanno maggiormente venduto  (500mila copie, primo brano dell’Esc non in lingua italiana ad entrare nella nostra top 10) e che è stato maggiormente coverizzato.

A rilanciare l’artista e il brano è Jenifer Bartoli, una delle maggiori artiste del pop francese contemporaneo, da anni campionessa di vendite. La sua versione del singolo eurovisivo fa à da preludio all’album “I love France“, che uscirà a giugno e conterrà tutte riedizioni di canzoni di France Gall. Il video, molto simpatico, la vede giocare con la sua immagine e fare la sexy. Soprattutto, questo brano che ha ormai quasi 50 anni, si dimostra ancora incredibilmente attuale. Del resto, porta la firma di Serge Gainsbourg, mica uno qualsiasi. Sotto trovate la versione originale e invece cliccando sul  link la versione italiana (“Io si tu no”, che ne fece la stessa Gall).

E dire che France Gall non ha mai amato questo brano, rifiutandosi a tutt’oggi di rieseguirlo in pubblico. Forse perchè, come lasciò intendere lo stesso autore, “la bambola di cera, la bambola che canta” (ma anche “bambola riempita di segatura”, secondo la traduzione letterale che richiama appunto ad un oggetto inanimato controllato da altri) sarebbe proprio la bionda interprete.

Caro Emerald, doppio video per “Back it up”. Intanto esce il nuovo singolo “That man” (e c’è anche quello del Martini…)

Andiamo fierissimi di avervene parlato il 12 aprile scorso. Ovvero tre mesi prima che lei e la bellezza dei suoi pezzi arrivassero in Italia. Lei è Caro Emerald, la conturbante 29enne olandese da 30 – leggasi trenta – settimane consecutive in testa alla classifica degli album in patria con “Deleted scenes from the cutting room floor“, dopo essere stata al comando anche di quella dei singoli con “A night like this” e “Back it up“. Bene. In Italia, ve ne sarete accorti se ascoltate la radio e guardate le tv musicali, è arrivato quest’ultimo singolo (il primo l’avete sentito nella pubblicità del Martini…)

Ma la cosa divertente è che il video è completamente diverso da quello che è passato in Olanda. Entrambi hanno un’ambientazione retrò, molto America anni’50, ma il secondo, quello che sta girando anche in Italia, è parte in bianco e nero e mette ancora in maggior risalto la bellezza di questa artista. E voi, quale preferite? Così, per esser chiari, ve li mettiamo di seguito.

Intanto, però, in Olanda, dove come detto l’album sta ormai stracciando ogni record ed ha già vinto – come i singoli – tutto quello che c’era da vincere (150 mila copie, doppio disco di platino: in Olanda è l’artista che è stata più a lungo in testa, battendo anche Micheal Jackson, fermatosi a 26 settimane con “Thriller”!), sono uscite anche una terza versione del brano, cantata con i norvegesi Madcon ed è appena uscito anche il terzo singolo “That Man”.

Anche questo di grosso livello ed anche questo su un sound molto swing anni 40  e 50. E poi, dicevamo, c’è “A night like this”, anche questo accompagnato da un video dalla bellissima ambientazione, è diventato ben presto celebre per essere stato scelto dalla Martini, per pubblicizzare il suo Martini Moments. Forse il pezzo più bello dei tre e di tutto l’album. Anzi, senza forse.

Federica Baioni 4tet e “La Vetrina delle vanità”: da Sanremo allo European Jazz Contest

Di Federica Baioni e del suo 4tet avevamo parlato in occasione dell’avvio delle selezioni di Sanremo Giovani 2010. Perchè fra i 977 brani in concorso, il loro pezzo “La vetrina delle vanità” ci aveva colpito subito, al primo ascolto, per la sua freschezza e per la sua originalità. Ed ora torniamo a parlarne perchè finalmente è disponibile il video e così potetet apprezzare anche voi questo brano straordinario.

E mentre la band ha ormai quasi concluso la registrazione del primo album (ne riparlemo non appena avremo notizie dirette: certo che è difficilissimo per i giovani artisti lontani dal mainstream farsi notare!), ci fa piacere scoprire che sono stati selezionati fra i rappresentanti italiano dello European Jazz Contest, la massima espressione continentale della scena jazz. E allora merita una citazione anche tutto il resto della band: Giuliano Valori (pianoforte), Maurizio Perrone (Contrabbasso), Dario Esposito (Batteria), oltre a Federica Baioni, cantante ed autrice dei brani.

“A rose in your mouth”, alla scoperta degli Strange Flowers

Di solito non parliamo molto dei dischi italiani in lingua inglese – intesi come inediti – perchè restiamo dell’idea che la nostra lingua vada propagandata musicalmente ma in questo caso abbiamo ricevuto una segnalazione e ve ne diamo conto.

Si tratta di “A rose in your mouth“, singolo che accompagna “Vagina mother“, quinto album della band toscana Strange Flowers. Rock psichedelico rivisto in chiave moderna, ottimi suoni. Ma l’invito è a provare con l’italiano, perchè si può fare quel tipo di musica benissimo anche con la nostra lingua. Che così si propaga meglio nel grande pubblico.

L’ALBUM –  Per il gruppo si tratta dell’album della maturità, il punto di arrivo di una lunga carriera che l’ha visto protagonista della scena indipendente internazionale fin dai primi anni ‘90.

Il quinto album della band è un concept al “liquido amniotico” (ricco di richiami alla fertilità ed al parto) e contiene anche una cover del celebre brano di MadonnaHollywood” rivisitato in chiave indie con la voce di Michele Marinò totalmente filtrata.

La bonus track è “Polvere”, la versione italiana del loro pezzo “Powder tears“. Il disco intero uscirà il 21 novembre in tutto il mondo, intanto, sta girando il singolo. Il tour partirà il 21 Novembre da Pisa e vanta già una ventina di date fissate.

“Violento amor”, le armonie dei Pereza

questo post è stato scritto per noi da Ilaria Dot del blog Italospagnola

Occhiali da sole. Verette alle orecchie. Ricci che contrastano in volume l’esagerata magrezza dei corpi: appena vedi i Pereza, non puoi non pensare al rock. E l’etichetta pure si conferma, se poi ascolti alcune delle loro hit. Dall’assenza di pudori di “Quiero hacerlo esta noche contigo” alla collaborazione di Mick Taylor dei Rolling Stones in “Groupies”.

Dall’ironica “Matar al cartero” alla ballabile “Princesas”, senza dimenticare lo spaccato finto-perbenista che così magistralmente si disegna sul fondale di chitarre in “Niña de Papá”. Rubén e Leiva, peró, non sono solo questo. Sin dal loro esordio sulle scene, nell’ormai lontano 2001, il duo madrileno ci ha abituati ad una compresenza d’anime.

E allora ecco che quella carnale, quasi violenta nella sua assenza di fronzoli, si alterna a mo’ di contrappunto ad alcune delle ballate piú romantiche che la musica spagnola abbia mai saputo scrivere.  Autentici inni di amore puro che si infilano come perle su di un’unica collana. Gioiello che da “En donde estés” conduce alla malinconica “Dos Gotas.” Che dalle intenzioni di “Todo” finisce diretta nella rassegnazione di “Estrella Polar”.

E’ in questo filone che s’inquadra “Violento Amor”. Il singolo (che trovate sopra)  funge da apripista al loro quinto lavoro di studio. Siamo quindi portati a credere che Aviones, uscito giusto l’altroieri,  prosegua nelle sue 13 tracce il sound sofisticato e piú marcatamente pop del precedente “Aproximaciones”. Senza dubbio, qualcosa da ascoltare.

“Vieni a ballare in Puglia”: la denuncia di Caparezza ft Al Bano

Il problema è che le cose bisogna saperle raccontare. Soprattutto quando parli dei problemi di un Paese. Qualcuno ci ha provato  con la retorica e facendo di tutta l’erba un fascio (“In Italia“, di Fabri Fibra), altri ci hanno messo l’ironia e la testa e l’effetto è ben diverso.

“Vieni a ballare in Puglia“, di Caparezza, secondo singolo estratto dall’album  “Le dimensioni del mio caos” è un cazzotto nei denti. Perchè prima l’ascolti, fai un sorriso e pensi a quanto è ironico questo qua. Poi la riascolti, magari col testo davanti e capisci che non è ironico per niente. E che quando dice “Vieni a ballare in Puglia” non si riferisce solo al senso letterale del termine.

Una denuncia sulla situazione del lavoro nella sua regione, alla quale contribuisce anche Al Bano, con un cameo ed una partecipazione al video. Un brano duro eppure bellissimo, che mette in piazza impietose le due facce della Puglia, quella che si mette la maschera per i turisti e quella vera, che guarda ogni giorno chi da quelle parti ci vive.

Troppo catastrofista? Forse. Ma se vi andate a leggere il testo  vi rendete conto che di canzoni così c’è sempre bisogno. Il resto è una bella taranta che non puoi stare fermo, in puro stile Caparezza. Michele Salvemini da Bari davvero non è più quello dei tempi di Mikimix e quel Sanremo del 1997 quando cantava di sonnellini e pisolini sembra lontano anni luce.

Ah dimenticavo, nel finale si sente  un sample di “Nel Sole” di Al Bano, precisamente il pezzo in cui canta “e nel sole io verò da te”. Dopo tre minuti passati a discorrere di un paese dove ci si ammazza con poco, è una scelta di una ironia tagliente e allo stesso tempo un grido di speranza. O forse no, è solo un altro cazzotto in faccia. Di seguito, il brano. Meditate gente, come diceva Renzo Arbore nello spot della birra.