Sanremo 2010, tra poco la serata finale

Stasera ultima di serata di Sanremo. Dopo l’esito delle eliminazioni di ieri sera, che hanno lasciato dentro Pupo e il principe Filiberto mandando a casa Enrico Ruggeri (ma poteva essere chiunque: un cantante contro una cosa che non c’entra niente) ci sono poche speranze che si abbia un podio che si avvicini a qualcosa denominato musica.  Dopo la serata di ieri, crescono le quotazioni di Valerio Scanu, rimasto in corsa e a questo punto uno dei seri candidati alla vittoria.

E paradossalmente – ma a questo punto non più – sono proprio Pupo e il suo baraccone gli avversari più accreditati per la vittoria finale. Marco Mengoni infatti ha un buon seguito ma un pezzo che non pare in grado di far breccia: l’unica speranza, stasera, per non avere il principe sul podio, è un voto bassissimo dell’orchestra che compensi il probabile fiume di voti che arriveranno loro via telefono.  Voteranno infatti  l’orchestra (peso 50%) e poi il televoto (50%). I tre che rimarrano si giocheranno a colpi di televoto la vittoria finale.

Degli altri finalisti (Malika Ayane, Arisa ft Sorelle Marinetti, Simone Cristicchi, Irene Fornaciari ft Nomadi, Irene Grandi, Noemi, Povia) nessuno sembra in grado di poterli insidiare, anche se per inciso TUTTI questi altri hanno pezzi migliori. Il festival è ormai sprofondato, può salvarlo soltanto una vittoria fuori pronostico. Ma l’aria che tira è brutta. E in questo quadro, il successo di Marco Carta dell’anno scorso sembra addirittura un trionfo musicale.

Stasera, al fianco di Antonella Clerici ci sarà Maurizio Costanzo. Ospiti Mary J.Blige e Lorella Cuccarini che presenterà il suo musical “Il pianeta proibito” firmato da Luca Tomassini. Ieri sera sono stati assegnati anche il premio Liguria (a Tony Maiello) e quello alla carriera Città di Sanremo (a Nilla Pizzi). Oggi ovviamente si assegna anche il Premio della critica assoluto.

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Sanremo 2010: Tony Maiello vince la sezione Nuova Generazione. Duetti dei big: Irene Fornaciari la migliore. Fuori Ruggeri e Moro, dentro il Principe

E adesso per favore, non veniteci a dire che Sanremo va bene, che Sanremo rappresenta la musica italiana e che il paragone con l’Europa èsbagliato e che bla bla bla. Non veniteci a dire che va bene così e che Sanremo è grande e che va difeso strenuamente. Emanuele Filiberto, Pupo e Luca Canonici in finale, Enrico Ruggeri (30 anni di carriera) e Fabrizio Moro a casa. Valerio Scanu? Dentro, ovviamente, ma a questo punto, francamente, è il male minore.

Sanremo celebra la sua morte ed insieme la morte della musica italiana. L’unica speranza – molto flebile – è la possibile squalifica del trio per violazione del regolamento: chi sta in sala stampa fa sapere che pare non sarebbe possibile cambiare il testo come loro hanno fatto. Sembra però che le interpretazioni del regolamento non diano certezze in merito alla vicenda, come anche in merito al fatto che non sia possibile il cambio in corsa della performance (Lippi doveva rappare, ha fatto un sermone).

Il televoto continua a mietere danni e soprattutto a condizionare in maniera netta il giudizio sulle canzoni. Si vota l’effetto televisivo, non i brani. E soprattutto, in questo modo si rende nullo tutto il lavoro delle precedenti giurie. Una volta, poi non tanto tempo fa (fino al 2004), il televoto non si usava. C’erano le giurie, dove magari non tutti capivano di musica, ma almeno erano dieci teste. Punto e basta. 

Primo verdetto a Sanremo. Non esattamente a sopresa, diremmo. Tony Maiello, quarto nell’edizione numero 1 di “X Factor” e prodotto da Mara Maionchi, vince la sezione Nuova Generazione con il brano “Il linguaggio della resa”. Un pezzo più che dignitoso, ma sicuramente non il migliore (che in finale nemmeno c’era). Nina Zilli, la grande favorita della vigilia, si deve accontentare del Premio della Critica. Tutto sommato, meritato.

Anche voi nel nostro sondaggio, avevate dato vincente Tony Maiello, ma con un 33%, in una sfida che ha visto secondi a pari merito Nina Zilli e Luca Marino con il 23% e Jessica Brando con il 20%.

La serata duetti scorre via liscia, con qualche passaggio patetico (indovinate un po’ di chi?) e diverse buone esibizioni. Niente di stratosferico come invece era successo in passato, ma sicuramente prove efficaci, che con il cambio degli arrangiamenti (anche se qualcuno ha evitato) hanno messo in luce pregi e difetti dei pezzi.

Malika Ayane con Sabrina Brazzo e i ballerini del Teatro Alla Scala. Si vabbè, loro sono bravi, però non danno apporto al duetto. Secondo noi si dovrebbe vietare la presenza di personaggi che non siano disposti a cantare, suonare o al massimo recitare. Nemmeno lo sforzo di cambiare l’arrangiamento. Il pezzo è bellissimo, secondo noi il migliore, l’abbiamo detto. Ma qui si giudicano i duetti e questo non va.

Simone Cristicchi e il coro dei Minatori di Santa Fiora. Tutto molto bello. La stornellata tipica dei minatori all’inizio e  il contrappunto. Rodati dall’esperienza comune a Musicultura 2009. Divertente ed ironico.

Irene Grandi e Marco Cocci. La più grossa sorpresa della serata, perché questo attore di fiction che per hobby canta in un gruppo sfodera una notevole performance, per non essere un cantante di professione. Duetto molto ben assortito. Il pezzo non ci cresce, invece.

Irene Fornaciari ft Nomadi con Mousse T e Suzie. La cosa migliore della serata. Gran bel duetto, bello anche perché hanno avuto il coraggio di riscrivere parte del testo in inglese. Meriterebbe di essere inciso. Suzie la si conosce come voce dance, sta dimostrando di averne anche per uno stile diverso. Il dj Mousse T al piano: notevole. Il gradimento nostro per il pezzo cresce a dismisura. Prima del Festival non l’avremmo mai detto.

Marco Mengoni e i Solis String Quartet. Ecco quello che volevamo dire quando scrivevamo che il cambio degli arrangiamenti mette a nudo pregi e difetti. Il pezzo è di livello medio-basso, l’arrangiamento rock mascherava tutto. Così non c’è scampo. Il quartetto d’archi (già vincitore con Elisa nel 2001 e premio della Critica 2006 con Noa e Carlo Fava) è eccezionale, ma questo lo sapevemo già..

Pupo, Emanuele Filiberto e Luca Canonici con Divas e Marcello Lippi. Accolti a fischi dal pubblico dell’Ariston. Tutto estremamente squallido e costruito per prendere i televoti, che a confronto il Povia dell’anno scorso era niente: pistolotto fuori programma del ct della Nazionale (con Pupo che s’arrabbia pure perché gli dicono che non si può), foto di Ballerini appena morto, seguono immagini del gol di Grosso a Berlino 2006 e canzone con testo modificato in chiave calcistica. Le Divas sono vestite come la bandiera italiana. No comment.

Valerio Scanu ed Alessandra Amoroso. Il gradimento del pezzo è cresciuto un po’ – diciamo che alla sufficienza ci arriva – ma a forza di sentirlo, non per il duetto con la vincitrice di Amici, che come detto ieri, non aggiunge nulla ad un pezzo costruito sulle tonalità di Scanu.

Arisa (senza le Sorelle Marinetti) e la Lino Patruno Jazz Band. Lei stile Charlot, pezzo ancora più jazzato con Patruno al banjo come ai vecchi tempi. Il pezzo ci piace di più nella versione originale, ma la cosa è divertentissima lo stesso, ha un sapore molto da “club”, da “jam session” in allegria. Questa ragazza bisogna sentirla cantare ad occhi chiusi,  senza considerare come si combina. Ha una voce bellissima.

Enrico Ruggeri e i Decibel. Sul palco insieme come 30 anni fa. L’attacco del pezzo, con l’arrangiamento azzerato (solo tastiere) è quello di “Contessa”, poi parte una versione “minimalista”. A metà brano tutto torna normale. Solo i grandi artisti fanno queste cose.  Lui fuori e il principe dentro. CHE SCHIFO.

Noemi e i Kataclò. I Kataclò non cantano, dunque non servono a niente, in questo contesto. Il pezzo cresce di gradimento. Parecchio. Ma questo non è lo spirito dei duetti.

Fabrizio Moro, Jarabe De Palo e DJ Jad. Pau Dones fa quasi da soprammobile. Insomma, quando hai uno come lui, specializzato in duetti, devi sfruttarlo meglio. Fa quasi niente. Dj Jad ci mette un po’ di scratch. Insomma. Si poteva fare meglio.

Povia e Marco Masini. Voce, chitarra e piano. Punto. Semplice e lineare. Il pezzo ne guadagna, anche perché i due sanno fare il loro mestiere e lo fanno bene. Masini ci mette molto impegno. La piccola ballerina Bettina Bracardi ci regala un filo di tenerezza.

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Sanremo 2010, retropalco. Caso-Brando: all’Eurofestival non sarebbe mai successo. Ecco perchè

L’episodio increscioso di ieri sera, ovvero l’incredibile ritardo (55 minuti) ccon cui a Sanremo è cominciata la gara dei giovani, di fatto tagliando fuori dall’esibizione live la povera Jessica Brando, che “per colpa” dei suoi 15 anni, secondo il regolamento Rai non può comparire in video (al suo posto la gente ha televotato la sua prova registrata), ha riaperto un dibattito sul livello e sulla qualità del lavoro che si fa in Italia e alla Rai.

Soprattutto, in relazione alla difesa strenua che fa la Rai di Sanremo e della rassegna, gisuta da un punto di vista generale, sbagliata se la si paragona, come fa la Rai, all’Eurofestival, cui la tv italiana ha scelto di non partecipare dal 1998, definendolo “un programma trash e idiota, di scarso successo, lontano dai gusti italiani“.

L’ultimo fu Baudo, giusto 10 giorni prima del Festival, durante il programma “Il più grande”, che rispose alla domanda di un cronista tedesco: “Perchè perrdete tempo tre settimane dietro a canzoni mediocri? Sono 20 anni che cerco di spiegare ai tedeschi Sanremo, all’estero non interessa a nessuno” con un’affermazione delirante: “I tedeschi non capiscono Sanremo. Sanremo è stato sempre richiesto dagli stranieri perché si facesse in chiave internazionale… tanto è vero che hanno inventato l’Eurocanzone che non ha nessun successo e viene fatto per la Germania. La tv tedesca produce programmi totalmente idioti.”

Al di là del giudizioche può essere personale sulle canzoni, è sicuramente falsa l’affermazione che sia un programma che non segue nessuno: 122 milioni di telespettatori in tutta Europa (+17 milioni rispetto al 2008), medie che vanno nei singoli paesi dai 5 ai 9 milioni, share altissimi, in qualche caso anche di oltre il 60%. Ma quello che colpisce, soprattutto, è la differenza tecnica che c’è fra Sanremo e l’Eurofestival. Partiamo con i paragoni? Via!

All’ Eurofestival, dove peraltro non di rado ci sono cantanti sotto i 18 anni, non sarebbe mai stato permesso che un artista non possa cantare dal vivo. Lo spettacolo, che viene provato per filo e per segno tre volte, viene registrato l’ultima volta con tanto di costumi di scena e pubblico. Poi, mentre va in onda la diretta, in parallelo scorre il segnale della prova registrata. Al minimo problema con il live, si switcha sulla registrata. E semmai, a casa nessuno si accorge di nulla.

A Sanremo si legge il “gobbo”(elettronico). All’ Eurofestival i conduttori imparano il testo a memoria. Tutto. Per filo e per segno. Peraltro, lo imparano in inglese. Che è la lingua ufficiale della rassegna e non sempre quella del paese ospitante (anzi, da 12 a questa parte, mai)

A Sanremo c’è gente che lavora per montare e emontare gli attrezzi sul palco durante ogni esibizione. E a volte finiscono anche sul palco durante le esecuzioni (vedi quella di Nino D’Angelo ieri). All’ Eurofestival c’è un palco girevole. MENTRE canta un artista, si prepara l’altro lato del palco. Perdite di tempo, zero.

Chi ha vissuto entrambe le esperienze, come Paolo Meneguzzi, nel 2008 a Sanremo e poi a Belgrado, sede dell’ Eurofestival, dichiarò ad Eddy Anselmi di Eurofestival.com: “Sanremo è un caos totale, quando arrivi alle prove è un caos, ci sono mille persone sul palco, non sai a chi fare riferimento. All’Eurofestival nessuno parla alle prove, ce ne è solo uno con cui devi parlare. Ti chiedono esattamente che cosa vuoi, ti danno il tempo (…) Poi c’è un clima veramente tranquillo, non si sente assolutamente la tensione“. A voi i commenti.

E’uscita la compilation di SanremoLab 2010

Ogni tanto qualcosa di buono viene fuori. L’anno scorso la Edel ebbe l’idea di editare una compilation del concorso Sanremofestival.59, sia pure due mesi dopo e con una scelta arbitraria. Ora invece troviamo in vendita la compilation di SanremoLab 2010, prodotta dalla Sanremopromotion, la società che organizza il concorso.

In alto trovate “Un pò più in là” dei perugini Divario, che era fra gli otto finalisti, ma i pezzi sono 18, per altrettanti artisti, esclusi ovviamente i due che hanno vinto. Sotto, trovate la track list completa e dove abbiamo trovato le tracce audio, il relativo link. La compilation è in vendita sia nel formato “fisico” che in quello digitale.

TRACKLIST

MAYA – Chiedimi se

DEBORA VEZZANI – Venticinque

GARIBELLA – La mappa dei miei nei

ROBERTO CAVALCANTE – I figli dei colleghi di mio papà

DIVARIO – Più in là

DIASTEMA – Succede che

VALERIA ROMITELLI – Troppe

ANIMA POPOLARE – Occhi dispersi e persi

ERIKA MINEO – Mi sono innamorata di te

DOTT. FRA – Calamita

ROSSANA – Figlia di Nessuno

ALDO LOSITO – Se potessi

GIULIANA DI LIBERTO – Il canto del mio mare

MARIANNA INTENZA – La donna di cartone

FABIO MILELLA – Mentre il sole sorge

FEDERICA LANCIOTTI – Inesorabilmente passa

SELENIA MAZZUCCO – Se ci sarai

DEVACIAN – Fragile tempesta

Sanremo 2010: Arisa chiama le Sorelle Marinetti, D’Angelo con Maria Nazionale

No, non parliamo della serata duetti del venerdì (per la quale è già stata annunciata la presenza del ct della Nazionale Marcello Lippi come partecipazione non cantante al fianco di Pupo, del Principe Emanuele Filiberto e di Luca Canonici). Parliamo dei pezzi e dei cantanti regolarmente in concorso a Sanremo. Il festival numero 60 si arricchisce di due duetti di gran classe, o almeno così si annunciano visto lo spessore degli artisti.

In gergo  si chiamano “featuring”, cioè partecipazioni – più o meno accreditate (tipo quella di Tosca nel 1996 al fianco di Ron in “Vorrei incontrarti fra cent’anni“)- , ma sicuramente in grado di arricchire una performance. Così succede che Arisa, dopo aver stupito con il suo look da fumetto, quest’anno si presenta molto diversa, ma per conferire un sound “antico” al suo pezzo “Malamorenò” (si scrive tutto attaccato con l’accento sulla “O”) abbia convocato nientemeno che le Sorelle Marinetti.

Non lasciatevi ingannare nè dal nome, nè dal loro aspetto. Sono tre uomini che cantano in falsetto (naturale, non artefatto), vestiti come gentili signorine anni’40.  Il gruppo musical-teatrale formato da Nicola Olivieri (Turbina Marinetti), Andrea Allione (Mercuria Marinetti) e Marco Lugli (Scintilla Marinetti) sdogana così il mondo “drag” (cioè en travesti) a Sanremo. E possiamo assicurarvi che sono veramente bravi/e.

Al loro attivo hanno un album (“Non ce ne importa niente“) nel quale ricantano successi anni ’30 e ’40 in chiave moderna, fanno il pieno nei teatri ed in televisione sono note per aver partecipato ad alcune trasmissioni con Maurizio Costanzo.  Si intonano perfettamente allo swing anni’30 del pezzo di Arisa. Signori, si preannuncia grosso spettacolo. Perchè la loro non è una “imitazione” del canto femminile. E’ un modo diverso di fare musica.

Ma le soprese non sono finite. Perchè Nino D’Angelo, nel suo pezzo anti camorra “Jammo Ja” avrà una partecipazione di lusso, quella di Maria Nazionale, attrice e cantante napoletana dotata di grandissima vocalità e già al suo fianco nello spettacolo che porta in giro nei teatri italiani. Quarantuno anni e 13 album all’attivo, Maria Nazionale recentemente ha preso parte al film “Gomorra“. E siccome i critici che le hanno già sentite dicono che queste due canzoni sono molto belle, siamo ansiosi di ascoltarle anche noi.

 

Sanremolab, ecco gli 8 vincitori: oggi l’ultimo atto. C’è Giops di X Factor, fuori Mario Nunziante di Amici

Eliminazioni clamorose da Sanremolab. Ieri la commissione artistica di Sanremo Lab, presieduta dal giornalista Paolo Giordano de “Il Giornale” e composta da Bruno Santori (Direttore d’orchestra, compositore e arrangiatore), Nicoletta Deponti (Dj di Rtl 102.5) e Luigi Grasso (Esperto di comunicazione musicale), Federica Gentile (conduttrice di RadioRai) ed Elena Di Cioccio (conduttrice televisiva). ha selezionato gli otto vincitori- fra i quaranta finalisti (qui la lista) – dell’accademia sanremese. Oggi a porte chiuse si terranno le audizioni finali e sapremo i due vincitori che approderanno al Festival di Sanremo, nella sezione Nuova Generazione.

A giocarsi i due posti al festival saranno Giops, vale a dire Andrea Gioacchini, uno dei più discussi partecipanti ad X Factor, seconda edizione, Jacopo Ratini, vincitore a Musicultura 2009 col pezzo “Studiare, lavoro, pensione e muoio“, Erika Mineo, ex Amici,  Romeus, Donato Santoianni, Davide Fasulo, Maya e i perugini Divario.

Eliminati di lusso, si diceva. Fuori Eleonora Crupi, da Amici, ma soprattutto fuori Mario Nunziante, che di Amici 2009 è stato finalista e che ha alle spalle il successo dell’album “Ogni istante che vivrai“. e addirittura prima di Sanremolab pareva in corsa per un posto fra i big. Eliminato anche il cantautore napoletano Rino De Maria, uno dei nomi emergenti della musica italiana.

Ci giochiamo un pronostico: Jacopo Ratini è bravissimo, forse il migliore del lotto, anche per l’originalità delle composizioni  (a Musicultura ha impressionato molto) e potrebbe essere uno dei due che approderanno a Sanremo.  Per l’altro nome occhio a Erika Mineo,  ma se Giops, tanto bistrattato ad X Factor (anche da noi) è arrivato sino qui, vuole dire che ha qualcosa che lo fa piacere… Oggi sapremo