Musicultura 2013: Os Argonautas e Cassandra primi due vincitori

Primi due vincitori a Musicultura 2013. Li ha eletti il pubblico del web, consegnando loro i biglietti per le serate finali, in programma dal 17 al 24 giugno al teatro Sferisterio di Macerata (diretta Radio 1): si tratta degli Os Argonautas con “Lo stivale” e Cassandra Raffaele con “Le mie valigia”.  Eletti dal popolo di Facebook tra i 16 finalisti selezionati  da Musicultura,  dopo un’estenuante battaglia sul popolare social network l’artista siciliana e il gruppo di Bari si sono aggiudicati le simpatie e le preferenze del web.

Il grande pubblico ha espresso il proprio voto ascoltando le canzoni sia su Facebook, sia sintonizzandosi sulle frequenze di Radio 1 Rai, che contemporaneamente ha dato spazio e attenzione ai brani finalisti.  Terzo nella  classifica di facebook l’anconetano Winston Mc Namara con  “La gabbia”,  seguito a poche lunghezze da Alfredo Marasti di Pistoia con “Canzone per Mario” e da Alessio Arena di Napoli con il brano  “Tutto quello che so dei satelliti di Urano”.

 Per la selezione degli altri sei vincitori del Festival procede a ritmo serrato il lavoro del prestigioso Comitato Artistico di Garanzia composto da Enzo Avitabile, Claudio Baglioni, Edoardo Bennato, Luca Carboni, Ennio Cavalli, Carmen Consoli, Simone Cristicchi, Teresa De Sio, Tiziano Ferro, Max Gazzè, Giorgia, Maurizio Maggiani, Fiorella Mannoia, Dacia Maraini, Gino Paoli, Pau (Negrita), Vasco Rossi, Enrico Ruggeri, Michele Serra, Daniele Silvestri, Paola Turci, Roberto Vecchioni, Sandro Veronesi, Antonello Venditti e Lello Voce.

“We are young”, Le Kid sbarcano in Italia

Piano piano, anche il nostro paese comincia ad aprire le porte alle proposte pop che arrivano da paesi un pò più lontani musicalmente dal sound mediterraneo o anglosassone. Complice forse anche il successo di “I’m in love” di Ola, attualmente nella top 10 Fimi, dalla Svezia ecco un altro prodotto interessante, portato da noi dalla piccola etichetta bresciana Time Rec: si tratta de Le Kid.

Il gruppo svedese era salito agli onori delle cronache dei più attenti fruitori di musica internazionale grazie alla loro partecipazione al Melodifestivalen 2011, il concorso di selezione svedese per l’Eurovision, con il brano  ”Oh my god“- A questo hanno fatto seguito un album di medio successo e alcuni singoli in giro per l’Europa. Adesso sbarcano in Italia con “We are young”, un singolo decisamente pop, già uscito in gran parte d’Europa, che è il preludio al nuovo album. Un pezzo gradevole, tutto da ballare e cantare a squarciagola.

“Marylou”, Anna Rossinelli torna e va subito in testa

A due anni dalla partecipazione eurovisiva, che nonostante l’ultimo posto le è comunque valso il titolo di artista che ha riportato la Svizzera in finale dopo sei anni, Anna Rossinelli torna  sulle scene, con un album da solista (ma non aveva detto che avrebbe continuato con gli AnneClaire?) e un sound molto diverso. Soprattutto, sotto contratto con una major. “Marylou” è il titolo del nuovo album.

Che appena è uscito è schizzato subito in testa alla classifica elvetica, trascinata anche da “Let it go”, il primo singolo. I suoi compagni di avventura sono ancora con lei ma certo adesso a comparire è solo il suo nome, usato a mò di band (un pò come fa in Austria Christina Sturmer). Per lei anche un immagine più aggressiva rispetto a quella di “In love for a while” e sonorità mettono in risalto la sua vocalità. Qui potete ascoltarla in una versione unplugged di “Head in the sky”, altra traccia dell’album.

Sul singolo di lancio così come si molte altre canzoni, c’è la firma sua, dei suoi due compagni di avventura e Georg Schlunegger, il compositore che quest’anno ha firmato “You and me”, il brano portato dai Takasa all’Eurovision. Molte delle tracce sono di spessore: meritano un ascolto la titletrack, per esempio,  o anche “So damn pretty“. La ragazza insomma, è cresciuta e promette molto bene.

E’uscito “12 points to L’Essenziale”, l’instant book su Mengoni e l’Eurovision 2013

403669_copertina_frontcover_iconAvete ancora fame di Eurovision Song Contest oppure siete dei fan di Marco Mengoni che hanno seguito la sua partecipazione alla rassegna canora europea e volete qualcosa che vi ricordi l’evento e la sua ottima figura internazionale?  Da adesso c’è qualcosa che fa per voi. Si chiama “12 points to L’Essenziale” ed è un instant book realizzato da Emanuele Lombardini, titolare di questo blog e autore del blog Eurofestival News.

In 150 pagine in formato pocket, il libro racconta le tappe di avvicinamento del cantante di Ronciglione alla rassegna, passando per la designazione da Sanremo dopo la sua vittoria, sino al concerto-evento di Amsterdam. Notizie, curiosità inedite e gran parte  delle interviste rilasciate nel corso della manifestazione ai siti internazionali, ma anche a quelli italiani, fra cui Eurofestival News, a Radio 2 e tanti altri.

Un libro che nasce con la volontà di raccontare a caldo ciò che è successo a in Svezia, cercando di mantenere quanto più possibile caldo il filo emozionale che il cantante di Ronciglione ha trasmesso ai propri fan e ai fan italiani dell’evento durante la partecipazione a quello che è il più grande evento musicale dell’anno, nonchè il programma televisivo non sportivo più visto al mondo. Il volume è in vendita ESCLUSIVAMENTE sul circuito ilmiolibro.it ordinandolo a questo link

Charts: le numero 1 in Europa (19/5/2013)

In attesa che arrivi il ciclone eurovisivo, il secondo brano dell’ESC 2013 ad issarsi in testa alle classifiche (il primo era stato “You” in Svezia): si tratta di “Birds” dell’olandese Anouk che conquista la classifica nazionale e si avvia a salire in testa anche nel resto del Continente.  Segnaliamo con piacere, in tema di ex eurovisivi, l’arrivo in vetta in Svizzera di Anna Rossinelli, della quale riparleremo. Sotto, i numeri uno, sopra “Birds“.

SINGOLI

  • AUSTRIA:  Rosana – Wax
  • BELGIO: Get lucky – Daft punk ft Pharrell Williams (Fiandre) /Get lucky – Daft puntk ft Pharrell Williams (Vallonia)
  • BULGARIA: Waiting all night – Rudimental ft Ella Eyre
  • CROAZIA: Get lucky – Daft puntk ft Pharrell Williams
  • DANIMARCA:Get lucky – Daft punk ft Pharrell Williams
  • FINLANDIA:  Sini sabotage – Levikset Reppee ft Villegalle
  • FRANCIA: Get lucky – Daft punk ft Pharrell Williams
  • GERMANIA: Safe and sound- Capital cities
  • GRAN BRETAGNA: Get lucky- Daft punk ft Pharrell Williams
  • GRECIA: Walking on air – Anise K ft Snoop Dogg & Bella Blue
  • IRLANDA: Blurred lines – Robin Thickle ft T.I+ Pharrell
  • ISLANDA: Get lucky – Daft punk ft Pharrell Williams
  • ITALIA:   Get lucky – Daft punk ft Pharrell Williams
  • LUSSEMBURGO: Get lucky – Daft punk ft Pharrell Williams
  • NORVEGIA: Let her go- Passenger
  • OLANDA: Birds- Anouk
  • POLONIA: One way or another – One direction
  • PORTOGALLO: Just give me a reason- Pink ft Nate Ruess
  • REPUBBLICA CECA:  Just give me a reason- Pink ft Nate Ruess
  • ROMANIA: Ecou – Elena Gheorghe ft Glance
  • RUSSIA: Here comes the sun – Movetown ft Ray Horton
  • SLOVACCHIA: Just give me a reason- Pink ft Nate Ruess
  • SLOVENIA: Nor sigurno ne – Big foot mama (nazionali) / Get lucky – Daft punk ft Pharrell Williams (internazionali)
  • SPAGNA: Quien – Pablo Alboran
  • SVEZIA: Cant’ Hold us – Macklemore  & Ryan Lewis ft Ray Dalton
  • SVIZZERA: Get lucky – Daft punk ft Pharrell Williams
  • UNGHERIA: I could be the one – Avicii vs Nicky Romero

ALBUM:

  • AUSTRIA: Dann Mach’ s gut – Reinhard Mey
  • BELGIO: Stay Gold – Ozark Henry (Fiandre)/Quelques mots d’amour – Franck Michael (Vallonia)
  • DANIMARCA: Jowt – Allan Olsen
  • FINLANDIA: Onnen vuodet – Joanne Aaron
  • FRANCIA:Bad Cowboy – Gueko Seth
  • GERMANIA: Dann Mach’ s gut – Reinhard Mey
  • GRAN BRETAGNA:  Time – Rod Stewart
  • IRLANDA: Absolute zero – Little green cars
  • ISLANDA: Stormurinn – Bubbi Morthens
  • ITALIA: L’album biango- Elio e le storie tese
  • NORVEGIA: Collection 1973-2013- Bruce Springsteen
  • OLANDA:  The schocking miss Emerald – Carlo Emerald
  • POLONIA: Zlota Kolekcja Bal U Posejdonia-Anna German
  • PORTOGALLO:Esencial- Tony Carreira
  • REPUBBLICA CECA:Lina hubda Holy – Tri Sestry
  • SPAGNA: Tanto-Pablo Alboran
  • SVEZIA: Dags at tanka pa refrangen – Gyllen Tider
  • SVIZZERA: Marylou- Anna Rossinelli
  • UNGHERIA:  To be loved – Micheal Bublè

“We write the story”, l’inno eurovisivo unisce due generazioni

Fra le tante cose nuove che si sono viste nell’edizione 2013 dell’Eurovision Song Contest c’è stata anche la passerella che ha visto protagonisti i 26 cantanti della serata finale, che prima delle esibizioni hanno sfilato con una parte della delegazione e con una bandiera in mano.  La musica che li accompagnava era “We write the story”, primo inno ufficiale della storia eurovisiva.

Una canzone quasi regale, che unisce due generazioni, visto che è stata composta da Bjorn Ulvaeus e Benny Andersson, ovvero i due componenti maschili dei mitici Abba, lanciati proprio dall’Eurovision, vinto nel 1974 con “Waterloo” e da Avicii, un dj fra i più in voga attualmente sul territorio continentale. Non solo una passerella davanti a oltre 100 milioni di persone, ma il brano sta anche entrando in classifica dovunque. Meno che da noi, ovviamente.

Emmelie De Forest vince l’Eurovision 2013, Mengoni settimo

La distanza fra l’Eurovision 2013 e quello dell’anno prossimo? Sedici chilometri. Quelli della lunghezza del ponte di Øresund, che separa Malmö da Copenaghen. Emmelie De Forest con “Only teardrops” ha vinto l’Eurovision Song Contest, riportando così in Danimarca il trofeo dopo 13 anni. Una vittoria annunciata sin dalla vigilia e ampiamente pronosticata dai bookmakers, che nemmeno le evidenti stecche in prova hanno evitato, anche grazie al massiccio afflusso di televoti. Emmelie De Forest ha visto con 281 punti, ed aveva già trionfato a 4 votazioni dalla fine. Sul podio si piazzano anche Farid Mammadov (Azerbaigian) con “Hold me” (234) e “Gravity” di Zlata Ognevich (Ucraina) con 214.

E’la terza vittoria danese nella manifestazione, dopo quella del 1963 di Grethe e Jorgen Ingemann con “Dansevise” che a Lussemburgo batterono per due soli punti (ma con un voting diverso) e fra le contestazioni la svizzera Esther Ofarim  e quella totalmente fuori pronostico del 2000, quando sempre in Svezia, ma a Stoccolma, i fratelli Olsen portarono sul tetto d’Europa la loro “Flying on the wings of love”, in barba ai bookmakers che la pagavano 500 a 1.

L’interscambio turistico-commerciale fra Svezia e Danimarca, che è stato alla base del progetto Malmö, con tanti alberghi prenotati nella capitale danese, che del resto è facilmente raggiungibile dalla città sede eurovisiva anche in treno, proseguirà con ogni probabilità anche l’anno prossimo: un altro esempio da mettere sulla scrivania dei soloni che dicono che organizzare l’evento è un salasso a perdere. Dei circa 15 milioni (di cui 6 dall’Ebu e 2 dal Comune della città svedese) sborsati, ne sono ritornati indietro un bel pò e i dati che arriveranno a breve sulla ricaduta economica lo confermeranno.

L’Italia esce a testa alta: Marco Mengoni e la sua “L’essenziale” in versione lievemente  sforbiciata, chiude al   settimo posto con 126 punti, sfoderando una prova convincente dal punto di vista dell’interpretazione. Orgoglioso di aver sventolato la bandiera italiana prima nella passerella che – situazione inedita – ha aperto la rassegna mentre scorrevano le note di “We write the story”, l’inno scritto da Bjorn Ulvaeus e Benny Andersson degli Abba in collaborazione con il dj Avicii. Qui sotto, in questa immagine, la classifica completa.

Voting

LA SERATA – Serata piacevole col commento di Marco Ardemagni, Filippo Solibello e Natasha Lusenti meno brillanti dell’anno scorso e fieramente (e giustamente)  partigiani  (anche se non hanno riconosciuto nella spokesperson tedesca Lena, la cantante vincitrice nel 2010 e diventata stella del pop mondiale grazie all’Eurovision…), che ha regalato uno spettacolo come sempre straordinario tanto che tu twitter anche i neofiti dell’evento sono rimasti sorpresi dalla velocità dello show, così distante dagli impalati ritmi italiani.

VINCITORI E VINTI- Male, malissimo la Spagna. Pur nella partigianeria che sempre un pò accompagna questo blog quando si parla della musica iberica, è innegabile che la prestazione peggiore della serata sia stata nettamente quella degli El Sueño de Morfeo: almeno un paio di stecche colossali di Raquel del Rosario ad affossare un pezzo già deboluccio in partenza: gli 8 punti (di cui 2 dall’Italia) ed il penultimo posto sono il peggior risultato spagnolo dal 1999,  quando Lydia giunse ultima con appena un punto: persino Soraya, che pure lei chiuse penultima nel 2009, raccolse di più, con 23 punti. E fecero meglio (21) anche le Las Ketchup nel 2006. Una disfatta, dunque.

Pessima anche la prova di Bonnie Tyler, sin troppo sottotono su un pezzo anch’esso un pò debole, rialza un pò la classifica, ma certo non il morale dei britannici i quali, a dire il vero, un pò questa situazione se la meritano: almeno capiranno, una volta per tutte, che è il caso di chiudere il filone “Oldies but goldies” e cominciare fare sul serio (se non con l’artista, almeno con la canzone). Grandi sconfitti, sicuramente i tedeschi Cascada, che pure al cospetto di una buona prova, pagano forse un sound un pò abusato ed un brano che pur bello e radiofonico, non era il meglio della loro produzione (la solita vecchia storia: chi è già famoso viene all’ESC con i lati B invece che con pezzi “vetrina”). La Francia ed Amandine Bourgeois, chiudono in posizione 23, ma in questo caso era dura in partenza. E infatti.

Detto dei meritati piazzamenti per Margaret Berger (Norvegia), quarta e Dina Garipova (Russia), quinta va detto che le tre canzoni sul podio non rubano niente. Pur con qualche incertezza vocale (ma meglio nel live della finale che in prova), Emmelie De Forest ha mostrato di saper reggere il palco, il brano è fresco e radiofonico ed estremamente eurovisivo.

Farid Mammadov ha dimostrato di essere un notevole performer, cantando per esempio meglio di tanti artisti con maggiore esperienza e la sua “Hold me”, dal sapore decisamente anni 90 partiva con un ottimo credito si tra i fan che fra alcuni addetti ai lavori: è un pezzo di cui con ogni probabilità ci si dimenticherà presto (il riscontro discografico darà conferme o smentito), ma che indubbiamente in questa rassegna funziona. E che comunque anche in una nostra radio non farebbe una figura peggiore di una traccia 5 di un qualsiasi album di un qualsiasi artista di Amici.

Zlata Ognevich e  ”Gravity” erano sin dall’inizio accreditate di un posto sul podio e la prova impeccabile dell’artista ucraina  al servizio di un brano molto eurovisivo è  il suggello al terzo posto. Ecco, con un piccolo sforzo mentale, ci si arriva facilmente. Al di là degli inevitabili blocchi (che hanno inciso, ma non più di tanto: chi è arrivato sul podio ha preso voti un pò dovunque), la differenza fra chi ha vinto e chi ha perso sta qui: Marco Mengoni, Anouk e Amandine Bourgeois a parte, gli artisti con maggiore esperienza sono arrivati pensando di potersela cavare con poco, hanno sciorinato prestazioni mediocri e ancora una volta sono stati puniti.

Chi arriva alla rassegna portando canzoni non abbastanza forti o prendendo sottogamba la manifestazione, resta scottato. I paesi del Nord Europa e quelli dell’Est lavorano mesi interi per arrivare al massimo all’appuntamento eurovisivo, curando tutto nei minimi dettagli: l’artista, la canzone, la performance. E magari facendosi anche un giro dove serve (azeri docet: anche quest’anno la produzione, la stessa da 4 anni, ha lavorato bene).

Ma attenzione: l’ESC non è solo un fatto del Nord o dell’Europa dell’est. E’ un fatto di chi lavora bene. Ne è testimonianza l’onorevolissimo nono posto di Anouk che ha rivitalizzato i Paesi Bassi, i quali non centravano una finale da 10 anni: con un pezzo difficile, una interpretazione intensa (la migliore della sera dopo quella di Mengoni ed insieme a quella dell’islandese Eithor Ingi) e tanta voglia di far bene ha dato nuovo slancio alla propria carriera internazionale e con ogni probabilità ha fatto fare alla tv ascolti da record.

E che dire dei greci Koza Mostra ft Agathonas Iakovidis? Coi tempi che corrono non si può certo dire che la Grecia giocasse per vincere. Il sesto posto (miglior risultato dal 2008)  sta quasi stretto ad una delle migliori proposte in concorso, che senza alcuna pretesa, è cresciuta di gradimento strada facendo. Di pari passo con la volontà  dell’ensemble di voler comunque dire la propria nel concorso anche nella situazione del paese. Per non dire di Malta, che con Gianluca Bezzina è arrivato davanti ad Anouk e ora si appresta forse anche a raccogliere qualche soddisfazione in termini di vendite. Prima o poi il concorso, sbarcherà sull’Isola.

L’Italia può andare fiera del settimo posto di Marco Mengoni: se non tutti apprezzano questo tipo di melodia tipicamente tricolore (qualcuno che sa di musica più di chi scrive per questo blog l’aveva anche detto…), il plauso per la sua voce, per la sua interpretazione è stato generale. Se questa per lui doveva essere un prova per cercare di capire c’è la possibilità di aprirsi nuove porte al di fuori dei confini nazionali, è senz’altro superata. Quanto alla Rai e l’Italia, è da qui che devono adesso ripartire in prospettiva futura. Giocare per vincere si può, basta solo prendere un pò meglio la mira.

 NOTA A MARGINE: A San Marino ieri sera avevano ancora i musi lunghi per l’incredibile mancata qualificazione, ma a fine serata, quando l’Ebu ha pubblicato le classifiche complete delle semifinali alla delegazione è spuntato un sorriso: Valentina Monetta ha chiuso undicesima, con 47 punti: lontana dal decimo posto georgiano (65), ma col miglior risultato assoluto, sia in termini di classifica, che in quelli di punteggio. Che la semina continui, prima o poi si raccoglie.

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